Una vacanza in Sicilia: il viaggio continua…

14 agosto – giorno 6

Dopo la spiacevole esperienza del giorno precedente ad Aci Trezza (la prima parte del racconto la trovi qui), questa volta, prima di partire, ci siamo documentati a fondo sulla nostra meta: la riserva naturale di Vendicari (con l’accento sulla prima i).

La riserva si trova tra Pachino e Noto, in provincia di Siracusa, e si estende per più di 1500 ettari. Qui non si trovano solamente splendidi paesaggi, natura (quasi) incontaminata e diverse specie di animali, questo è anche un luogo ricco di storia, con resti archeologici che vanno dall’età ellenistica fino ai tempi più moderni.

Riserva naturale di Vendicari-bird watch-Siracusa-Sicilia
Riserva naturale di Vendicari

Nella riserva sono presenti cinque spiagge: Eloro, Marianelli, Calamosche, San Lorenzo e Vendicari; noi abbiamo optato per quest’ultima. La spiaggia è provvista di un grande parcheggio gratuito; lasciata la macchina si procede a piedi su una strada sterrata pianeggiante. Poco prima dell’accesso, un cartello riporta alcune informazioni sulla spiaggia, avvertendo della presenza dell’alga Posidonia, totalmente innocua ma presente sull’arenile, sul bagnasciuga e nei primi metri di fondale. Visto il gran numero di macchine già presenti nel parcheggio al nostro arrivo, abbiamo temuto che la spiaggia fosse affollata ma, con gran sorpresa, non c’era moltissima gente e quella presente era ben distribuita sul lungo litorale sabbioso.

Spiaggia di Vendicari-Riserva naturale-Siracusa-Sicilia
Spiaggia di Vendicari

Come preannunciato dal cartello, abbiamo trovato l’alga Posidonia, concentrata soprattutto all’ingresso in acqua; superata questa barriera – sembrava di camminare su un terreno spugnoso – il mare diventa subito cristallino.

La bellezza e la particolarità di questo luogo però si devono soprattutto alla presenza di un antica tonnara e di una torre sveva.

Tonnara-Torre Sveva-Spiaggia di Vendicari-Sicilia
Tonnara e torre sveva
Spiaggia di Vendicari-cartello-Tonnara-Torre Sveva-Sicilia
Indicazioni sul sentiero vicino la spiaggia

I resti della tonnara sono un’affascinante sito di archeologia industriale che domina l’intero litorale. La pesca del tonno ha origini antichissimi, esistono testimonianze grafiche che risalgono alla preistoria. Le prime notizie certe della tonnara di Vendicari risalgono al 1655; tra alti e bassi rimase attiva fino allo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale, anche se già allora la sua attività era molto ridotta. Quella di Vendicari era una tonnara di ritorno, ovvero qui venivano pescati i tonni e gli sgombri che, dopo la stagione degli amori, ritornavano in mare aperto.

Tonnara-colonne-resti archeologici-Vendicari-Sicilia
Corpo centrale della tonnara

La tonnara era composta da uno stabilimento lungo cento metri circa, con pilastri che ne sorreggevano il tetto, una ciminiera altissima e le case dei pescatori, oggi tutto completamente restaurato. È una struttura di grande fascino, un vero spettacolo di forme e colori chiari che contrastano con l’azzurro intenso del cielo e del mare.

Antica Tonnara-Riserva di Vendicari-Siracusa-Italia
Tonnara – parete laterale
Spiaggia di Vendicari-Resti Archeologici-Tonnara-Sicilia
Tonnara – io in finestra

Poco più a nord, adiacente alla tonnara, si trova la torre sveva, una costruzione fortificata risalente al 1400. Nei secoli è stata oggetto di diversi interventi costruttivi e lavori di adattamento; l’ultimo intervento di restauro conservativo risale al 2007. La funzione di questa torre era quella di custodire e difendere i caricatori, ovvero i magazzini dove venivano stoccate le derrate alimentari destinate al commercio – la zona è stata centro portuale per le comunità rurali fin dall’epoca tardo antica. L’attività militare della torre sveva cessò nel 1867 quando il governo italiano l’annoverò tra gli edifici militari da dismettere per cessata funzionalità. Quello che noi oggi vediamo è solo una parte della torre originaria, che doveva essere molto più alta e fornita di ballatoi, terrazze e di un ponte levatoio.

Torre Sveva-Spiaggia di Vendicari-Archeologia-Siracusa-Sicilia
Torre sveva

Lasciandoci alle spalle i resti archeologici, abbiamo proseguito lungo la costa ma, dopo una breve passeggiata, siamo tornati al nostro ombrellone ed abbiamo continuato la nostra giornata di mare.

Spiaggia-Calamosche-Vendicari-Riserva naturale-Sicilia
Litorale tra le spiagge di Vendicari e Calamosche

Il nostro programma per la serata prevedeva la visita della città di Siracusa. Non volendo ripassare da casa, ci siamo ingegnati per trovare una soluzione al problema “salsedine sulla pelle”. Cercando su internet, avevamo letto che in uno stabilimento balneare nella spiaggia di San Lorenzo era possibile usufruire di docce calde a pagamento. In realtà non era così facile come avevamo pensato, per poter accedere alle docce bisognava comunque pagare l’ingresso ma, per fortuna, essendo ormai tardi – erano già passate le 18 – la ragazza dello staff ci ha lasciato entrare senza farci pagare nulla. Inoltre, nelle docce non si potevano usare saponi quindi ci siamo accontentati di un po’ di acqua per lavare via la salsedine ed essere pronti per la nostra serata siciliana.

Il nucleo più antico della splendida città di Siracusa – patrimonio dell’Unesco dal 2005 – si trova nell’isola di Ortigia, un isolotto proteso verso il mar Jonio e unito alla terraferma mediante dei ponti.

La città presenta un ricco patrimonio archeologico, artistico e monumentale: si passa dalle imponenti vestigia greco-romane agli edifici dalla raffinata armonia barocca.

Visitandola nelle ore serali, ci siamo dovuti accontentare di una semplice passeggiata per i vicoli di Ortigia, un vero e proprio gioiello da vedere almeno una volta nella vita.

Tempio di Apollo-Ortigia-Siracusa-Sicilia
Ortigia – Tempio di Apollo

Appena arrivati, ci siamo diretti subito verso il centro della città e il nostro primo incontro è stato con il Tempio di Apollo… la serata prometteva bene!

Prima di iniziare il nostro tour dovevamo, però, cercare un posto dove cenare. Camminando senza una meta ben precisa, ci siamo fermati da Scialai, uno dei tanti locali presenti nella zona pedonale. Una scelta casuale ma che si è rivelata ottima! Ci hanno fatto accomodare in un cortile interno, molto curato e dall’atmosfera soft. Abbiamo ordinato delle polpette siracusane; pesce spada alla siciliana condito con pachino e olive verdi; pesce arrosto del giorno con salsina all’aglio e un dessert con ricotta, nero d’avola, biscottini e uva, accompagnato da un vino dolce.

Secondo piatto-pesce arrosto-ristorante scialai-Ortigia-Siracusa-Sicilia
Secondo piatto di pesce arrosto
Dessert-Dolci-Ristorante Scialai-Ortigia-Siracusa-Sicilia
“Menù visivo” dei dolci

Una cena squisita! Inoltre, ho trovato decisamente utile e originale il “menù visivo” dei dolci: non il solito menù cartaceo ma un vassoio con i dessert per vedere con i propri occhi quello che si sta per ordinare.

Duomo di Siracusa-Ortigia-Barocco-Siracusa-Architettura-Sicilia
Duomo di Siracusa

Sazi per l’abbondante cena, abbiamo iniziato a passeggiare per le stradine di Ortigia. È stato amore a prima vista! Peccato essere arrivati solo in serata perché sarebbero stati molti i luoghi che avrei voluto visitare – ancora rimpiango di non essere riuscita e vedere la tela del Caravaggio custodita nella chiesa di santa Lucia alla Badia. Abbiamo girato e rigirato per i vicoli e per le piazze, fermandoci ad ammirare scorci mozzafiato o camminando con il naso all’insù per vedere i magnifici palazzi barocchi. Ortigia è un luogo affascinante che nasconde piccoli tesori ad ogni angolo.

Chiesa di santa Lucia alla Badia-Ortigia-arte barocca-Siracusa-Sicilia
Chiesa di santa Lucia alla Badia

Se io e Alessandro fossimo stati Adamo ed Eva il serpente non avrebbe di certo tentato me. Dopo tutto quello che avevamo mangiato, Ale si è lasciato prendere per la gola davanti al cannolo da passeggio: un cannolo siciliano a forma di cono con ripieno a scelta che va dal classico con ricotta al più sofisticato con crema di limone. Ideale per essere mangiato mentre si cammina ma dal sapore troppo industriale e poco artigianale per essere un cannolo prodotto e venduto in Sicilia.

Un’altra lunga e intensa giornata si era conclusa, era ora di tornare verso “casa”.

15 agosto – giorno 7

Ferragosto, giorno di lunghe code sulle strade, di gente che si riversa sulle spiagge e dei pranzi infiniti sotto gli ombrelloni. Questo era quello che mi aspettavo dal 15 agosto, ma ho dovuto ricredermi. Nonostante le mie previsione di trovarmi in mezzo ad una bolgia di persone, avevamo deciso di tornare nella Riserva di Vendicari e di visitare la spiaggia di Eloro. Per fortuna le mie ipotesi erano del tutto sbagliate!

La spiaggia di Eloro si trova a nord della riserva naturale, a pochi chilometri dalla più turistica spiaggia di Noto. Prima di arrivare alla spiaggia è presente un parcheggio gratuito ma, essendo già pieno, abbiamo dovuto lasciare la macchina lungo la strada sterrata. Dopo una breve camminata siamo giunti in spiaggia: una distesa di dune sabbiose, acqua cristallina e sabbia chiara finissima, circondate dalla macchia mediterranea e pantani di acqua dolce. Un vero paradiso di relax.

Spiaggia di Eloro-Mare-Sicilia
Spiaggia di Eloro

Nel primo pomeriggio il tempo si era un po’ annuvolato e sembrava quasi minacciare pioggia. Questo ha fatto sì che la spiaggia si svuotasse ancora di più di quanto non lo fosse già all’inizio. Noi e quei pochi temerari rimasti, però, siamo stati premiati per la nostra tenacia con uno splendido sole che ha fatto di nuovo capolino intorno alle 16.

Spiaggia di Eloro-Natura-Riserva di Vendicari-Macchia mediterranea-Sicilia
Macchia mediterranea intorno alla spiaggia di Eloro

A parte le bellezze naturali ben evidenti, in questo luogo sono presenti i resti archeologici dell’antica città greca di Eloro: poco prima dell’ingresso in spiaggia sono ancora visibili i gradoni del teatro greco risalente al IV-III secolo a.C.

Archeologia-Teatro greco di Eloro-Riserva di Vendicari-Eloro-Sicilia
Resti del teatro greco di Eloro

Siamo tornati a casa nel tardo pomeriggio, intenzionati ad uscire la sera per visitare Noto. La pigrizia, però, ha avuto la meglio e, complice anche il buon nero d’avola con il quale avevamo accompagnato un aperitivo home made, ci siamo goduti una placida serata casalinga.

16 agosto – giorno 8

Penultimo giorno in Sicilia. La nostra vacanza ormai si stava avviando verso la conclusione e come ultima meta marittima avevamo scelto la spiaggia di Gallina. Situata a circa 20 chilometri a sud di Siracusa, è una spiaggia sabbiosa, caratterizzata dalla presenza di ciottoli e costoni rocciosi. Sul fondale marino, per alcuni metri, sono presenti dei massi che rendono un po’ difficoltoso l’accesso ma, superato questo breve tratto, si può godere di un’acqua limpida e cristallina!

Spiaggia di Gallina-Vacanze Sicilia-Mare-Siracusa
Spiaggia di Gallina

La spiaggia di Gallina è frequentata soprattutto dagli abitanti della zona; un po’ affollata ma comunque tranquilla. Non è una spiaggia attrezzata ma sul litorale è presente un piccolo bar.

Sapendo che questo sarebbe stato il nostro ultimo giorno di mare in Sicilia, abbiamo cercato di rimanere in spiaggia il più a lungo possibile, oziando sotto l’ombrellone e tuffandoci in acqua quando il caldo diventava insopportabile.

Spiaggia di Gallina-Costone roccioso-Estate-Sicilia
Spiaggia di Gallina – costone roccioso

La giornata, però, sarebbe stata ancora lunga, ci attendeva una serata nella zona più chic della Sicilia: Taormina.

Sapevamo che Taormina fosse una meta turistica molto ambita ma non ci aspettavamo di trovare una lunga coda per poter entrare in città, o meglio, per poter parcheggiare la macchina in uno dei multipiano. Ma soprattutto non pensavamo di dover pagare 10 euro per una sosta di poche ore!

Taormina si trova su una collina, sospesa tra rocce e mare. È una città ricca di storia, con origini antiche ed ha molto da offrire alle orde di turisti che arrivano ogni anno: viuzze, piazze, chiese, torri, locali alla moda, ce n’è per tutti i gusti!

Archiettura-Palazzi-Taormina-Sicilia
Palazzo nel centro di Taormina

Quando siamo arrivati le sue strade erano stracolme di persone di ogni età, sembrava quasi ci fosse una festa di paese. Dovendo ancora cenare – erano quasi le 22:30 – abbiamo cercato il primo ristorante dove ci fosse un posto. Ci siamo imbattuti in un locale un po’ nascosto ma centralissimo: La dracena. Il ristorante prende il nome proprio dalla bellissima dracena che si trova nel loro giardino interno con terrazzino, dove ci hanno fatto accomodare. Atmosfera romantica e cibo di ottima qualità. Abbiamo ordinato un antipasto siciliano con formaggi, melanzane, pomodori secchi, carciofini e caponata; involtini di pesce spada ripieni di mollica e alici; tonno in agrodolce con cipolle rosse di Tropea. Una cena buonissima anche se un po’ cara, ma questa è Taormina!

Involtini di pesce spada-Ristorante La Dracena-Taormina-Sicilia-Italia
Involtini di pesce spada ripieni di mollica e alici

Usciti dal locale, abbiamo iniziato a girovagare per le stradine del centro ancora super affollate.

Ci sono bastati pochi passi per renderci subito conto del fascino di questa città. La notte, purtroppo, non ci ha fatto apprezzare a pieno i suoi panorami e le sue bellezze architettoniche –  vederla al tramonto deve essere uno spettacolo! Il panorama è il protagonista di piazza IX aprile: passando il varco della torre dell’orologio, si apre questa grande piazza con uno splendido pavimento a scacchiera, dominata dalla chiesa di S. Giuseppe, magnifico esempio di barocco siciliano. La piazza affaccia sul mare e dalla sua terrazza si possono ammirare, soprattutto di giorno, le acque turchesi del mar Jonio, la vegetazione subtropicale e mediterranea che si estende lungo la costa e l’Etna, con il suo perenne pennacchio di fumo. Noi abbiamo visto solamente la miriade di lucine dei centri abitati sparsi lungo la costa e lo spettacolo della luce della luna riflessa sul mare.

Taormina-Belvedere-Sicilia-Mare
Belvedere dalla terrazza di piazza IX aprile

Il corso principale è pieno di locali e negozi – Taormina non è solo ricca di storia ma è una città elegante e alla moda – la nostra attenzione, però, è stata catturata da altro: vicoletti, scalinate, chiese e palazzi. Addentrandoci in queste stradine abbiamo scoperto i resti di un mosaico in bianco e nere con uno schema geometrico, risalenti al II secolo – troppo nascosti e poco valorizzati. O ancora le Naumachie, una costruzione romana, anch’essa del II secolo, chiamata così poiché si pensava fosse la struttura di un circo dove venivano rappresentate le battaglie navali.

Estate-Taormina-Sicilia-Messina
Vicolo di Taormina
Mosaico romano-Archeologia-Taormina-Arte-Italia
Resti del mosaico romano

Quando ormai le strade si era svuotate, abbiamo lasciato anche noi Taormina per far ritorno verso “casa”.

17 agosto – si torna a casa

La nostra vacanza stava giungendo al termine ma avevamo ancora qualche ora per vedere Catania con la luce del sole, prima di dover riprendere l’aereo. Dopo aver lasciato la nostra casa-vacanze e salutato i due galli che ogni mattina ci davano il buongiorno, ci siamo diretti verso il centro di Catania. Abbiamo passeggiato per le strade principali, arrivando fino alla piazza con la Cattedrale di sant’Agata e la Fontana dell’elefante, dove eravamo già stati all’inizio del nostro viaggio; questa volta però abbiamo potuto visitare la cattedrale. Edificata sui resti di antiche terme risalenti al IV-V secolo, la chiesa venne dedicata alla santa patrona della città. Ricostruita più volte nel corso dei secoli, oggi si presenta con una splendida facciata barocca che domina su tutta la piazza.

Cattedrale di sant'Agata-Catania-Architettura barocca-Sicilia
Cattedrale di sant’Agata
Fontana dell'Elefante-Catania-Centro storico di Catania-Sicilia
Fontana dell’Elefante

Avevamo notato intorno alla cattedrale diverse persone vestite con tonache bianche e venditori ambulanti con enormi candele. Senza volerlo, eravamo capitati proprio nel giorni in cui si festeggiava l’890° anniversario della traslazione delle reliquie di sant’Agata da Costantinopoli. La cattedrale, infatti, custodisce un sacello contenente le reliquie della santa che vengono esposte nella chiesa e poi portate in processione solamente durante la festività agatina. Lo sfarzoso busto di sant’Agata, infatti, era proprio lì, posizionato di fronte all’altare, sotto gli occhi dei fedeli e dei turisti.

Busto di Sant'Agata-Cattedrale di Sant'Agata-Catania-Festa patronale-Sicilia
Busto di sant’Agata

Usciti dalla chiesa abbiamo continuato a gironzolare, entrando nell’adiacente Chiesa della Badia di sant’Agata e curiosando nel giardino vicino la cattedrale.

La fame, però, iniziava a farsi sentire, era ora di trovare un locale dove poter mangiare arancine e altre bontà siciliane. Ci siamo fermati nella Pasticceria Savia, una tavola calda-pasticceria su via Etnea. Questo posto è una gioia per gli occhi e per il palato, un trionfo di arancine, pizzette, cipolline e dolci siciliani a non finire! Abbiamo provato le arancine al ragù, al pistacchio – le mie preferite – e la cipollina, un fagottino di pasta sfoglia con prosciutto cotto, formaggio, pomodoro e cipolla. Per non farci mancare nulla, abbiamo ordinato anche un cannolo alla ricotta con granella di pistacchio e un caffè. Abbiamo dovuto far ricorso al nostro self-control per evitare di ordinare altro… era tutto così buono!

Dopo questo lauto pranzo ci serviva assolutamente una camminata digestiva. Girando senza meta, ci siamo imbattuti nell’anfiteatro romano, risalente al II secolo, del quale oggi è visibile solo una piccola porzione.

Anfiteatro romano-Archeologia-Catania-Sicilia
Anfiteatro romano

Si stava ormai avvicinando il momento in cui avremmo dovuto salutare la Sicilia ma prima di partire ci mancava ancora una cosa da fare: assaggiare la granita catanese.

Chi non ci conosce e leggerà questo racconto penserà che siamo i tipici turisti italiani che quando viaggiano pensano solo a dove poter mangiare. Lo ammetto, ci piace il buon cibo e spesso i nostri spostamenti vengono scanditi da pranzi o cena ma il cibo è una cosa seria e un paese si può conoscere anche attraverso i suoi piatti.

Insomma, non potevamo lasciare Catania senza aver provato la granita con brioche. Avendo poco tempo a disposizione, ci siamo fermati nel bar Prestipino, vicino la cattedrale. Eravamo ancora sazi, quindi abbiamo ordinato una sola granita al pistacchio – anche se io avrei voluto provare quella più tipica ai gelsi – da dividere in due. Ho ancora l’acquolina in bocca al solo ricordo.

Granita catanese-granita con brioche-Bar Prestipino-Catania-Dolci siciliani-Sicilia-Italia
Granita al pistacchio con brioche

Così la nostra vacanza è giunta al termine e, con la pancia piena e con un po’ di tristezza, abbiamo salutato Catania e la Sicilia con il desiderio, però, di ritornare per scoprire le altre meraviglie di quest’isola italiana.

Questo articolo è stato scritto da Valentina

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