Un weekend a Dublino, capitale d’Irlanda vivace e dalla lunga storia – parte prima

Era passato troppo tempo dal nostro ultimo viaggio all’estero; dopo quasi un anno dall’avventura sudamericana, perché non approfittare dell’invito di mio cognato, fratello di Fabio, che vive da circa due anni a Dublino, per visitare una nuova capitale europea? Detto, fatto!

Dopo alcuni mesi dedicati all’organizzazione (decidere il periodo giusto non è stato così immediato, dovendo coniugare gli impegni di tutti) le date erano state scelte: partenza da Bergamo Orio al Serio venerdì 19 maggio (Torino è da escludere completamente, non esistono voli diretti) e rientro lunedì 22. “Primavera inoltrata, periodo perfetto” – direte voi – e invece no, o meglio, inizio questo articolo dandovi una triste notizia: non esiste un periodo perfetto per visitare Dublino! A Dublino, a fine maggio, non è primavera ma è pieno autunno (o inverno, se si pensa che le temperature di dicembre nel mio paese d’origine in Calabria sono uguali a quelle di Dublino nel mese di maggio). Pertanto, se avete in programma di raggiungere l’Irlanda in questo periodo dell’anno, preparatevi alla classica tragedia del “vestirsi a cipolla”, muniti – ricordatelo! – di ombrello e/o k-way perché la pioggia è sempre in agguato.

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Il cielo di Dublino – Trinity College

L’avrete capito, la prima cosa che mi ha colpito di Dublino è stata il meteo. E come darmi torto! Per rendere l’idea, vi descrivo una tipica scena dei giorni trascorsi nella capitale d’Irlanda: prima di uscire, guardando dalla finestra, si scorgeva uno spiraglio di sole; ottimisti e sorridenti uscivamo, pronti alla scoperta della città. Ma, giusto il tempo di prendere l’ascensore e di trovarsi per strada, che il sole scompariva improvvisamente, il vento si alzava ed iniziava a piovere, di una pioggerellina fastidiosa, sottile sottile. Dopo qualche minuto finalmente smetteva; tuttavia il cielo di Dublino è perennemente abitato da quei spaventosi nuvoloni grigi che non lasciano oltrepassare nulla, se non un minuscolo e raro raggio di sole! Infatti, quando credete che ormai il sereno sia arrivato, ecco a sorprendervi una grandinata… “Imprevedibilità”: questa è la parola giusta per descrivere le condizioni meteo irlandesi! L’importante, comunque, è partire consapevoli (e noi, purtroppo, non lo eravamo del tutto).

VENERDÌ 19 MAGGIO

Partiti in compagnia dei genitori di Fabio, questa prima giornata a Dublino è stata di rodaggio, dedicata ad una veloce conoscenza della città tutti insieme (non essendo, loro, abituati a viaggiare, non potevano stare dietro ai nostri ritmi di viaggiatori incalliti, per cui io e Fabio in alcuni momenti ci siamo svincolati per concederci visite extra). Giunti nella tarda mattinata (a nostro favore il fuso orario, un’ora indietro rispetto all’Italia), abbiamo potuto pranzare con calma e concederci una rilassante passeggiata pomeridiana.

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Fiume Liffey

Una volta scesi dal tram in pieno centro, abbiamo attraversato il lungo O’ Connell Street; oltrepassato il fiume Liffey (che divide la città di Dublino in due zone e che ha determinato il nome originario gaelico della città, Baile Átha Cliath, ovvero “città del guado di graticci”) ci siamo addentrati nella sempre affollata Grafton Street, animata dai molti artisti di strada. L’esplorazione della città è proseguita verso il famosissimo Trinity College, il più antico ateneo irlandese, istituito dalla regina Elisabetta I d’Inghilterra nel 1592 e sorto sul soppresso monastero agostiniano. Si trova nel centro della città ed è costituito da giardini, piazze, palazzi storici e moderni; gratuitamente si può passeggiare tra i viali – come abbiamo fatto noi – ma è possibile partecipare alle visite guidate. Inizialmente riservato ai protestanti (i cattolici furono ammessi dal 1793), il Trinity College ha formato personaggi d’eccellenza della cultura irlandese, come Jonathan Swift, Oscar Wilde e Samuel Beckett. Continuando la visita, stupiti dalla massa di turisti che affolla la città, Il fratello di Fabio ci ha raccontato qualche curiosità, dandoci le informazioni base e qualche dritta sui mezzi di trasporto per le nostre visite in solitaria dei giorni successivi.

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Trinity College
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Ingresso del Trinity College

Date le sue dimensioni ridotte, è possibile visitare agevolmente Dublino a piedi; io ho avuto qualche difficoltà a causa delle scarpe – le biker – non propriamente adeguate per le lunghe camminate ma necessarie visti i rischi, reali, di pioggia. Quindi vi consiglio di tener conto di queste mie dritte per un vostro viaggio futuro in Irlanda: scarpe comode (da walking) ma impermeabili! Dopo aver cenato a casa di mio cognato, ci siamo avviati a piedi verso l’albergo in cui avremmo alloggiato, l’Ashling Hotel, che si affaccia sul fiume Liffey. Lungo il tragitto, appena incrociato un pub, ci siamo immediatamente fiondati al suo interno per iniziare a respirare appieno la caratteristica vita notturna dei locali irlandesi. Come tradizione vuole, ordinate due pinte di una ghiacciata Guinness, abbiamo brindato col sottofondo di un gruppo musicale che suonava per un evento privato.

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Pinta di Guinness

Il Nancy Hands Pub, trovato per caso, era davvero suggestivo! Legno ovunque, luci soffuse, birre e whiskey, clienti allegri e chiassosi, animati dalla profusione di alcol che contraddistingue la movida dublinese. Ci siamo trattenuti poco; stanchi, ma non troppo, siamo andati a dormire, pronti per iniziare il vero tour il giorno successivo!

SABATO 20 MAGGIO

Fatta l’abbondante colazione continentale, la mattina di sabato abbiamo raggiunto nuovamente l’abitazione di mio cognato (a sud-ovest rispetto al centro città, sulla South Circular Road) con una delle due linee di tram – Luas – che collegano i vari punti di Dublino, con il programma di andare a visitare un museo posto proprio in quella zona. Prima di parlarvi del nostro giro mattutino, vi racconto meglio come funzionano i mezzi di trasporto dublinesi: esistono queste due linee su rotaia oltre a un sistema di bus. Prima di salire sul tram, si possono acquistare i biglietti presso apposite macchinette sistemate ad ogni fermata; il prezzo è abbastanza alto, varia in base alla tratta (bisogna selezionare la fermata di arrivo al momento dell’acquisto), si aggira intorno ai €2,00 – €2,40. Esiste una sorta di tessera-abbonamento della durata di più giorni che è molto conveniente; tuttavia non è acquistabile ovunque (se non vivi lì è impossibile rintracciare i rivenditori autorizzati) e per di più gli orari di apertura e chiusura sono anomali (alle 17.00 abbiamo trovato già chiuso, per l’ufficio turistico di una capitale mi sembra veramente assurdo). Dopo aver cercato invano per due giorni, abbiamo rinunciato e deciso di proseguire il nostro giro turistico a piedi e usando occasionalmente i mezzi.

Il tour della mattina, allietato dall’immancabile pioggia, ci ha portati al vecchio ospizio per i militari in congedo, Kilmainham Royal Hospital, che oggi ospita il Museo d’arte moderna (Irish Museum of Modern Art).

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Kilmainham Royal Hospital – cortile

La struttura risale alla fine del Seicento; si sviluppa su due piani ed intorno ad un grande cortile. Al suo interno sono esposte opere di arte contemporanea, allestimenti temporanei di artisti provenienti da diverse parti del mondo. In questa occasione, abbiamo potuto ammirare la collezione di un’artista brasiliana, Jac Leirner, caratterizzata da oggetti di vita quotidiana come nastri adesivi, righelli di ogni dimensione e tipo ed oggetti di uso comune dell’artista stessa (le cartine per le sigarette, le scatole contenenti le cartine, le targhette che si legano ai bagagli quando si viaggia in aereo). Attraverso un nuovo ed evocativo uso di questi elementi, l’artista ha voluto raccontare le fasi della sua vita (le cartine, ad esempio, disposte secondo una griglia regolare – “Skin Rizla Liquorice” – rappresentano la ripetitività del gesto del rollare la sigaretta e del fumare; la nuvola costituita dalle targhette dei bagagli rappresenta, invece, i momenti frenetici della sua vita, trascorsa perennemente in viaggio, negli aerei in giro per il mondo). Il resto della collezione, invece, illustra gli aspetti della vita di tutti noi. A mio avviso, l’opera più emblematica è costituita da una lampadina collegata alla corrente attraverso un chilometrico filo di rame (“Little Light”): qui l’artista ha voluto evocare lo spreco, la vita consumistica di cui siamo schiavi.

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Skin (Rizla Liquorice) – Jac Leirner
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Little Light – Jac Leirner

Ci è stato possibile cogliere molti degli aspetti della mostra grazie alle brochure trovate nelle diverse sale che ospitavano l’allestimento; decisamente fondamentali vista la complessità dell’esposizione artistica! Lasciata la struttura, abbiamo esplorato il giardino retrostante, approfittando del momentaneo spiraglio di sole. Giunti a casa, dopo pranzo, io e Fabio ci siamo avviati a piedi verso il centro, costeggiando il canale a sud della città lungo Parnell Road.

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Lungo il canale

Immersi nella natura e lontani dal caos del centro città, il cammino è stato piacevole e ci ha permesso di assaporare il lato tranquillo di Dublino e di scovare tesori nascosti, come un college (il Griffith College) istituito negli anni settanta del Novecento ed una moschea. Risalendo lungo Clanbrassil Street – che diventa poi Patrick Street – abbiamo costeggiato la rinomata Cattedrale dedicata a San Patrizio, patrono d’Irlanda, nella quale saremmo entrati il giorno successivo. La meta della giornata, infatti, era la famosa Merrion Square, cuore della Dublino georgiana, circondata su tre lati da eleganti edifici dalle caratteristiche porte colorate (fotografate a dismisura sia da me sia da Fabio, noto appassionato di porte e finestre, hanno rappresentato il soggetto prevalente dei nostri scatti dublinesi).

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Porte colorate a Merrion Square
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Le tipiche porte colorate di Dublino

Dopo una breve visita alla statua di Oscar Wilde, ci siamo addentrati tra i fioriti giardini della piazza, concedendoci un po’ di relax sull’erba fresca e di un verde brillante. In corrispondenza di uno degli angoli della piazza si trova, inoltre, l’abitazione dello scrittore irlandese Oscar Wilde, dove visse tra il 1855 e il 1878.

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Statua di Oscar Wilde
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Abitazione di Oscar Wilde

La nostra passeggiata per le strade della capitale d’Irlanda è proseguita fino al fiume Liffey, dal quale abbiamo potuto ammirare il particolare ponte intitolato a Samuel Beckett realizzato dal noto architetto Santiago Calatrava. Il ponte, inaugurato nel 2009, è lungo 120 metri e riproduce la forma di un’arpa, simbolo dell’Irlanda.

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Ponte Samuel Beckett – Santiago Calatrava

Il cielo si stava nuovamente oscurando, nubi minacciose viaggiavano sulla nostra testa; stanchi dopo quella lunghissima passeggiata abbiamo preferito salire sul tram e fare rientro a casa, essendo già quasi l’ora di cena. Dopo aver mangiato un boccone, nonostante la fatica dell’intera giornata trascorsa in giro, abbiamo deciso di esplorare la Dublino notturna: non potevamo rientrare in Italia senza aver fatto tappa al famoso quartiere Temple Bar e all’omonimo pub! Ci siamo addentrati nella storica zona di Dublino vivacizzata da una moltitudine di locali tipici, la maggior parte dei quali animati da musica dal vivo, più o meno tradizionale.

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Quartiere Temple Bar

Dopo un giro veloce, interrotto dalla pioggia, siamo entrati nell’affollatissimo e rinomato Temple Bar raggiungendo il primo bancone. “Sarà impossibile spingerci oltre!” – abbiamo subito pensato; la folla di gente era impressionante! Tutti, addossati gli uni agli altri e rigorosamente con boccale di birra in mano, cantavano a squarciagola al seguito di un duo accompagnato da due chitarre. Prese le nostre birre, intestarditi ci siamo infilati il più possibile all’interno; volevamo almeno capire da dove proveniva quella musica.

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The Temple Bar

Per un caso fortuito abbiamo trovato un tavolinetto tondo incastrato tra una porta ed una parete, con una visuale perfetta verso il “palco” che accoglieva i cantanti. Da lì non ci siamo mossi fino all’1 di notte, bevendo e cantando insieme a tutti gli altri (abbiamo cercato su Google i testi delle canzoni che non conoscevamo per poter seguire il coro); sembrava di essere seduti sulla spiaggia in una notte d’estate, accanto all’amico di turno che suona la chitarra e canta canzoni che tutti conoscono. È stato divertente, emozionante, un’esperienza da fare e rifare!

Ormai stremati dalla lunghissima giornata, ci siamo avviati verso l’hotel, soddisfatti di essere riusciti a resistere fino a quell’ora e di aver trascorso una così bella serata dallo spirito propriamente irlandese.

To be continued…

Questo articolo è stato scritto da Marilina

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