Un weekend a Dublino, capitale d’Irlanda vivace e dalla lunga storia – parte seconda

DOMENICA 21 MAGGIO

Dopo la nostra immancabile e ricca colazione, abbiamo dato il via al terzo giorno di visita della città di Dublino (la prima parte del racconto la trovi qui), iniziando con un giro in centro in compagnia dei genitori e del fratello di Fabio.

Durante il tragitto che ci conduceva verso il resto della combriccola, attirati dal suono insistente delle campane, ci siamo soffermati ad ammirare uno splendido ed imponente esempio di architettura religiosa dublinese, la Christ Church Cathedral, Cattedrale protestante. La sua costruzione risale agli inizi dell’anno Mille, quando fu realizzata una piccola chiesa per ordine del re dei Vichinghi. A partire dal 1172 ebbe inizio la costruzione della struttura in pietra, completata e rimaneggiata nei secoli successivi. Costeggiando la parte laterale dell’edificio, non potevo non rimanere a bocca aperta davanti a tanta bellezza; i libri di architettura non riescono a rendere giustizia ad esempi di strutture così grandiose! I dettagli gotici, le finestre, gli archi… uno spettacolo per i miei occhi da appassionata di storia medievale! Varcato il piccolo cancello d’ingresso, siamo stati attirati da una statua rappresentante un uomo adagiato su una panchina, talmente verosimile da destare qualche dubbio: “era vero o finto??”.

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Christ Church Cathedral

Avvicinandoci verso l’ingresso vero e proprio, ci siamo accorti di essere capitati nell’orario della celebrazione della messa; infatti appena entrati ci è stato chiesto se fosse nostra intenzione partecipare alla funzione, rispondendo di no siamo stati invitati ad uscire. Quindi, degli interni di quella fantastica chiesa ho soltanto il ricordo di un’occhiata fugace.  Proseguendo verso il centro, abbiamo esplorato altre stradine, diverse da quelle dei giorni precedenti; l’immancabile guida cartacea e l’utilissima mappa presa nell’albergo ci hanno permesso di scoprire vie alternative per conoscere quanto più possibile della città. Raggiunti gli altri, ci siamo concessi una breve passeggiata insieme; essendo già quasi ora di pranzo, loro hanno fatto rientro a casa mentre noi, sazi della nostra super colazione, abbiamo deciso di proseguire il nostro tour. Ci saremmo poi nuovamente incontrati nel pomeriggio per visitare insieme la Cattedrale di San Patrizio. Il nostro programma quindi prevedeva: visita alla Old Jameson Distillery all’ora di pranzo, visita al museo archeologico intorno alle 15.00 e per finire ingresso nella Cattedrale dalle 16.30 in poi (essendo domenica gli orari di visita erano ridotti). Dal centro ci siamo mossi nuovamente a piedi verso la distilleria, posta a nord-ovest di Dublino, nelle vicinanze del nostro hotel.

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Esterno della Old Jameson Distillery

Appena entrati nella vecchia struttura, che un tempo ospitava l’originaria fabbrica ed ora è adibita a bar-museo-area shopping, siamo rimasti colpiti dal fascino dell’edificio, un misto di legno e metallo, arricchito da botti, da mensole e credenze con i vari tipi di whiskey esposti e da lampadari fatti con le bottiglie vuote del noto Jameson. Giunti intorno alle 12.40, il tour guidato sarebbe partito alle 12.45; in fretta abbiamo posato le borse più ingombranti e preso i biglietti (il costo per la visita breve con due degustazioni costa € 18,00; esistono altre soluzioni più costose che molto probabilmente includono una visita più dettagliata all’interno della fabbrica).

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Gli interni del bar nella Distilleria Jameson

All’ingresso, dal quale saremmo entrati nelle stanze “espositive”, una guida ha fatto una prima introduzione anticipandoci qualche informazione sulla struttura della visita e sulla famiglia Jameson; in questo ambiente sono esposte infatti le foto dei personaggi chiave, dal 1780 (anno di fondazione), con relative mini biografie e racconto della storia dell’azienda. Riuscire a star dietro alla guida è stata un’impresa: l’inglese-irlandese è troppo ostico per le mie orecchie (e anche per quelle di Fabio!). Tra l’accento molto particolare e la velocità con cui la ragazza spiegava, molte informazioni sono andate, ahimè, perse (il loro accento è decisamente diverso da quello classico ed elegante parlato in Inghilterra. Considerate inoltre che lingua ufficiale della Repubblica d’Irlanda è anche il gaelico, di cui restano tracce nelle vie e nelle indicazioni stradali). Fortunatamente la visita è stata studiata, a mio avviso, in una maniera impeccabile. Video, foto, esperienze tattili ed olfattive, il tutto molto interattivo e di facilissima comprensione nonostante le difficoltà linguistiche. Tre diverse tappe ci hanno portato ad una veloce ma esaustiva prima conoscenza del famoso whiskey irlandese che, rispetto al whisky scozzese, ha non solo una “e” in più ma anche una distillazione in più (due fasi di distillazione per quello scozzese, tre fasi per l’irlandese). La visita guidata si è conclusa con la degustazione di tre tipologie di whiskey – quello scozzese, quello irlandese e quello statunitense – con relativa analisi visiva, olfattiva e gustativa dei tre.

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La degustazione di tre tipologie di whiskey – Old Jameson Distillery

Concluso il giro, ci siamo concessi l’ultima degustazione compresa nel biglietto d’ingresso che consisteva o in un assaggio di whiskey liscio o in un cocktail a base di Jameson. Io e Fabio abbiamo optato per il secondo, arricchito dal fresco sapore del lime. Vista l’ora (erano passate le 14.00), non potevamo trattenerci ulteriormente; abbiamo pertanto deciso che il nostro pranzo sarebbe saltato e ci saremmo fatti bastare gli zuccheri del cocktail per poter proseguire il nostro tour.

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Cocktail a base di whiskey Jameson

Nuovamente a piedi, abbiamo raggiunto il Museo di Archeologia irlandese (National Museum of Ireland Archeology)con ingresso gratuito – allestito all’interno di una splendida e sontuosa struttura neoclassica con una grande cupola, posta in corrispondenza della sala d’ingresso, chiaramente ispirata al Pantheon di Roma.

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La cupola all’ingresso del Museo

Attraverso la ricchissima collezione, è possibile fare un lungo viaggio nel tempo, dall’era preistorica, con artefatti realizzati in oro, bronzo, ferro e tombe finemente ricostruite così come sono state ritrovate nelle torbiere della zona, fino all’epoca dei Vichinghi, con elementi d’arredo, abiti, vascelli… un patrimonio artistico ricchissimo di un fascino assoluto.

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Collezione esposta all’interno del museo

Una mostra ben curata, con pannelli esplicativi che contestualizzano storicamente e socialmente l’intera collezione disposta sui vari piani dell’edificio (all’ingresso è possibile munirsi di brochure che aiuta nella visita dell’ampio museo).

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La grande sala espositiva – National Museum of Ireland Archeology

Particolarmente affascinante la sala principale con una balconata superiore sostenuta da filari di colonne in ghisa dai capitelli molto elaborati; sulla balconata stessa sono sistemate ulteriori colonne a sorreggere dei pennacchi metallici traforati posti a sostenere il tetto, oltre che ad abbellire la vasta sala.

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Dettaglio della copertura – National Museum of Ireland Archeology

Fatta una breve pausa, ci siamo messi nuovamente in cammino: direzione Cattedrale di San Patrizio. Prima di avventurarsi nella visita della famosa cattedrale, è sempre meglio consultare gli orari di ingresso, soprattutto nel caso in cui decidiate di andare, come abbiamo fatto noi, di domenica. In previsione delle funzioni religiose, ci sono diverse fasce orarie in cui è possibile entrare: noi abbiamo preferito quella pomeridiana, dalle 16.30 alle 18. Il costo del biglietto d’ingresso è di € 6,00; il tour è libero, ma grazie al supporto di brochure, anche in italiano, consegnate appena varcata la soglia della chiesa, si può fare una visita più consapevole degli interni della cattedrale. La St Patrick’s Cathedral è la più grande dell’intera Irlanda ed è una delle due cattedrali protestanti della Chiesa d’Irlanda della città di Dublino. Esternamente emerge il suo carattere tipicamente gotico; la struttura imponente, di pietra scura, contrasta con il bel verde brillante dei prati antistanti.

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La cattedrale di San Patrizio vista dall’esterno
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Navata centrale – Cattedrale di San Patrizio

La pianta a croce latina è distribuita su tre navate e due transetti; la navata centrale è altissima (17 metri), slanciata, con le sue lunghe colonne e gli archi acuti. L’edificio fu eretto tra il 1220 e il 1260, su una chiesa preesistente; il luogo scelto pare sia lo stesso dove si trovava un pozzo la cui acqua fu usata da San Patrizio per battezzare i pagani irlandesi. In corrispondenza di questo emblematico pozzo si trova, all’inizio della navata centrale, una croce su una lastra di pietra. A riscaldare quell’ambiente così austero, spicca un meraviglioso pavimento dai motivi geometrici e dai colori caldi.

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Dettaglio del pavimento – Cattedrale di San Patrizio

Gli interni dell’edificio, un vero e proprio compendio di storia irlandese, sono arricchiti ulteriormente da tombe celtiche e sepolcri di personalità illustri (come quello dello scrittore Jonathan Swift). Quasi nascosta, nell’ala destra del transetto, si scorge la statua di San Patrizio, ritrovata nel 1833 da alcuni operai mentre ripulivano un’area dismessa della Cattedrale. Ad attirare la mia attenzione, nel transetto a sinistra rispetto all’ingresso principale, una splendida scala a chiocciola che conduce all’organo della Cattedrale e una porta in legno, posta di fronte alla scala. Questa particolare porta è legata ad una leggenda risalente al 1492, secondo la quale due famiglie nemiche entrarono nella Cattedrale discutendo attraverso la porta capitolare. Un esponente di una delle due famiglie coinvolte decise di mettere fine alla faida infilando il braccio attraverso un buco nella porta, grazie al quale le due fazioni, stringendosi la mano, fecero pace. A disturbare quella magnifica atmosfera mistica, l’angolo dedicato alla vendita di gadget; all’inizio pensavo si trattasse di oggettistica esclusivamente religiosa, avvicinandomi ho potuto constatare la presenza di articoli che di sacro avevano ben poco… ho dovuto faticare per trovare una medaglietta ed un rosario dedicati a San Patrizio!

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Scala a chiocciola – Cattedrale di San Patrizio
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Porta in legno – Cattedrale di San Patrizio

Lasciata la cattedrale, in attesa della cena in un famoso ristorante della città prevista per le 20.30, abbiamo proseguito la nostra passeggiata per le vie di Dublino, in compagnia dei miei suoceri e di mio cognato. Il locale, situato nelle immediate vicinanze della Christ Church Cathedral, si chiama “The Bull and Castle” ed è un suggestivo ristorante con bar al piano superiore, dove ci siamo accomodati ed abbiamo ordinato una birra in attesa del nostro tavolo.

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Bancone del bar all’interno del ristorante The Bull and the Castle

La peculiarità di questo posto è la carne, di animali da loro allevati, presentata su di un vassoio dai camerieri al momento delle ordinazioni per spiegare i diversi tagli e le rispettive caratteristiche. Io ho scelto una “sirloin steak”, ovvero un controfiletto, cotto mediamente al sangue (è possibile richiedere la tipologia di cottura) servito con una crema all’aglio, burro ed erbette (anche la salsa di accompagnamento è a scelta); come contorno patate al forno (due patate intere, non pelate, cotte nel forno; saporitissime nonostante non fossero condite) e da bere l’immancabile Guinness.

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Una delle celle frigorifere esposte all’interno del ristorante
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The Bull and The Castle

Sebbene io non ami la carne, devo ammettere che questa era particolarmente buona, succosa, morbida come il burro. Se passate da Dublino, consiglio caldamente di fare un salto lì per pranzo o per cena!

Sfiniti dal penultimo giorno trascorso in Irlanda ed abbandonata l’idea di fare un ultimo salto in un pub, siamo rientrati in hotel e ci siamo immediatamente fiondati a letto.

LUNEDÌ 22 MAGGIO

Sistemate le valigie e lasciata la camera, la mattina del lunedì ci siamo avviati verso casa del fratello di Fabio per prelevare i suoi genitori e fare tappa all’ultima tranche del viaggio: il tour nella Guinness Storehouse, poco a sud del fiume Liffey, sulla St Jame’s Gate. Lo storico e famosissimo birrificio irlandese occupa una grande area; quando il suo fondatore decise di avviare l’attività, nel 1759, prese in affitto una birreria dismessa, in un periodo in cui la birra era praticamente sconosciuta mentre erano diffusissimi whiskey e superalcolici.

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Dettaglio della struttura che ospita la Guinness Storehouse
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Area espositiva dedicata alla costruzione delle botti in legno – Guinness Storehouse

Lo Storehouse occupa un edificio di sette piani a forma di pinta, lungo il quale si sviluppano le varie aree interattive che raccontano la storia della famiglia, i processi di produzione della bevanda (da quelli originari), i mezzi di trasporto usati, le campagne pubblicitarie, le degustazioni e tanto altro ancora. La quantità di materiale esposto e di informazioni è veramente notevole, tuttavia il percorso di visita risulta molto confusionario, nonostante avessimo con noi le audio-guide! Mancano indicazioni sul percorso da seguire e capitava spesso di dover tornare indietro perché si era saltato un pezzo. Inoltre, la parte relativa alla prima degustazione accompagnata da una guida non viene opportunamente segnalata; si vede la gente in fila ma non si capisce per cosa, soltanto chiedendo informazioni ad un componente dello staff siamo riusciti a capire di cosa si trattasse. L’area che accoglie la parte della pubblicità è molto interessante e stimolante; ospita la riproduzione in versione gigante degli animali e dei personaggi che sono stati creati per affiancare il nome della Guinness nelle varie campagne pubblicitarie.

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Area espositiva dedicata alle campagne pubblicitarie – Guinness Storehouse

Nell’ultimo piano si sviluppa un bar, con un bancone circolare centrale, dove si può degustare la pinta di birra in omaggio con il biglietto di ingresso (di ben € 20,00); anche in questo caso l’area specifica non viene segnalata opportunamente, noi abbiamo seguito la folla e ci siamo ritrovati lassù, a bere la nostra birra, osservando il bel panorama che si scorgeva dalle ampie vetrate.

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Spillatore di Guinness – Guinness Storehouse

Terminata questa ultima tappa, non ci rimaneva che rientrare a casa, pranzare e recarci in aeroporto per il volo delle 18 diretto a Orio al Serio.

Il nostro viaggio nella lontana Irlanda si era così concluso, soddisfatti di aver sfruttato appieno tutti i momenti a nostra disposizione. La città è molto bella ma non da togliere il fiato; dal punto di vista architettonico, a parte le chiese e i grossi palazzi del centro storico, lo skyline è molto regolare e ripetitivo, con casette tutte uguali, rallegrate dalle porte dai colori sgargianti e di un certo impatto visivo. L’atmosfera è frizzante e vivace, sia di giorno sia di notte; una capitale multietnica abitata da moltissimi giovani. Sicuramente è una città che si può visitare in un week end; discorso a parte se si vogliono esplorare anche i dintorni di Dublino, prossima nostra meta. Sono rientrata in Italia, infatti, con la curiosità di conoscere quell’Irlanda pittoresca, fatta di prati, di brughiere e di natura incontaminata che avevo immaginato e che purtroppo non ho avuto il tempo di ammirare.

Questo articolo è stato scritto da Marilina

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