Cosa vedere a Napoli in un giorno… di vento e di pioggia!

Il noto detto recita “Vedi Napoli e poi muori”. Qualunque sia la sua accezione, qualunque sia il suo vero significato intrinseco, dopo il mio viaggio durato un solo giorno nel capoluogo campano, io piuttosto mi sento di dire “vedi Napoli e poi vivi!”.

Nonostante le mie origini calabresi, e quindi la vicinanza geografica, non avevo mai organizzato prima d’ora un viaggio a Napoli. Lo so, è un’eresia, me ne vergogno pure, ma è così. È ancor più grave se vi dico che Fabio, mio marito, ha vissuto a Napoli per un paio di mesi durante i suoi studi universitari. Detto ciò, è facile capire come mai, dovendo partecipare al matrimonio di amici tra Potenza e Battipaglia, Fabio abbia deciso di prenotare il volo di ritorno da Napoli in funzione di una visita – veloce e superficiale, ne sono consapevole – della città.

Il nostro intenso week-end al sud è stato, dunque, così strutturato: venerdì 8 settembre partenza con volo diretto Milano – Napoli e arrivo a Potenza con auto noleggiata in aeroporto; sabato 9 cerimonia a Potenza e rinfresco a Battipaglia; domenica 10 spostamento da Battipaglia a Napoli.

Una volta riconsegnata l’auto e lasciati i bagagli all’aeroporto, preso il bus più o meno intorno alle 12,30, ci siamo diretti alla volta del centro della città. Il bus è molto comodo e il suo costo è davvero irrisorio (€4,00); passa abbastanza di frequente ed effettua due fermate, una alla stazione e l’ultima al porto. Il meteo non prospettava nulla di buono, le temperature erano miti ma l’umidità molto alta, quindi mi ero premunita di giacca di pelle, pashmina e ombrello. Scesi alla stazione centrale dei treni, abbiamo iniziato il nostro “viaggio”, rigorosamente a piedi, alla scoperta della città partenopea (e stavolta, purtroppo, senza guida cartacea, solitamente nostra immancabile compagna di viaggio).

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Via Toledo

Il primo obiettivo della giornata era raggiungere il centro storico e pranzare con la tradizionale pizza napoletana (in funzione di tale programma, la nostra colazione in hotel, abitualmente molto ricca, era stata abbastanza limitata). Cercando gli indirizzi delle famose pizzerie, suggeriteci da amici e conoscenti, abbiamo purtroppo scoperto che la domenica a pranzo la maggior parte di questi locali è chiusa. Dopo un iniziale spaesamento dovuto a questo inconveniente, abbiamo deciso di ricorrere ad internet e chiedere l’aiuto di Tripadvisor. Tra le diverse soluzioni alternative, abbiamo alla fine optato per una pizzeria dei Quartieri Spagnoli dal nome propriamente napoletano, ˂˂’Ntretella˃˃.

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Percorrendo Corso Umberto I
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Uno dei tanti palazzi storici lungo Corso Umberto I

Decisa la meta per il pranzo, abbiamo pensato di organizzare la passeggiata in modo da raggiungere la pizzeria e intanto godere delle bellezze di Napoli, percorrendo il lungo Corso Umberto I e arrivando fino alla famosa Via Toledo, a ridosso dei Quartieri Spagnoli. L’intero tragitto è stato un continuo “wow” di fronte alla bellezza architettonica della città! Ci siamo trovati davanti ad esempi di strutture dell’epoca fascista – che io adoro! – come il Palazzo delle Poste realizzato nel 1936 dagli architetti Giuseppe Vaccaro e Gino Franzi, il Palazzo della Provincia, dello stesso periodo, opera degli architetti Marcello Canino e Ferdinando Chiaromonte e il Palazzo del Banco di Napoli del noto architetto Marcello Piacentini.

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Palazzo delle Poste
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Palazzo della Provincia
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Banco di Napoli

A questi esemplari della storia dell’architettura napoletana, si contrappongono la genuinità e la “meridionalità” delle folkloristiche viuzze dei Quartieri Spagnoli. La bellezza del noto quartiere di Napoli sta proprio in questa contraddizione: dall’affollata Via Toledo, invasa di turisti e colma di negozi, bar e ristoranti, basta infilarsi in una qualsiasi traversa perpendicolare ad essa per vedere un’altra città, quella dei panni stesi al balcone, delle voci squillanti in dialetto, dei motorini in tre o in quattro senza casco, degli odori provenienti dalle cucine delle abitazioni, dei visi della gente del luogo.

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Quartieri spagnoli
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Una caratteristica via dei Quartieri Spagnoli

Fabio proprio lì ha vissuto i suoi due mesi “napoletani”, in un appartamento dalla cui finestra basta allungare il braccio e, quasi, toccare la facciata del palazzo di fronte. Il tragitto percorso fino a quel momento era stato tanto e abbastanza impegnativo, soprattutto per me che il giorno precedente ero stata costretta sui tacchi fino a tarda notte! Inoltre, la fame si faceva sentire; date queste premesse, dunque, intorno alle 14 ci siamo avviati verso la pizzeria.

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Interni della pizzeria ‘Ntretella

˂˂’Ntretella˃˃ è un posto davvero particolare, con grossi tubi d’aerazione di un rosso acceso a fare da contrasto al cemento e ai mattoni a vista; il forno, sistemato all’ingresso, è rigorosamente a legna e ben visibile a chiunque entri nel locale. Nonostante fosse tutto pieno, fortunatamente abbiamo trovato due posticini per noi, in mezzo ad una allegra e rumorosa combriccola napoletana intenta a festeggiare un compleanno, con tanto di candelina sulla pizza del festeggiato. Da profonda amante della pizza, posso dire di aver trovato la mia “torta” perfetta per festeggiare gli anni!

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Le nostre pizze

Al momento dell’ordinazione, la scelta è stata facile: una margherita ed una salsiccia e friarielli, da dividere in due. Avrete senz’altro capito che ‘Ntretella non è, tuttavia, la tradizionale pizzeria napoletana, dove è possibile ordinare soltanto le tre classiche tipologie di pizza (la margherita, la napoli e la marinara). Ma, come vi ho anticipato, vista la situazione in cui ci siamo trovati, non potevamo avere troppe pretese! Chiarito ciò, la pizza era davvero squisita; a partire dalla salsa di pomodoro della margherita, abbondante e molto saporita, per arrivare alla mozzarella, divina! Anche la salsiccia e friarielli non è stata da meno: la carne deliziosa, per nulla oleosa o grassa; la verdura idem, molto gustosa. Da leccarsi i baffi! Ci ha stupito vedere il piatto, una volta vuoto, completamente asciutto, senza alcun residuo di olio; infatti tra l’ottima lievitazione e il giusto condimento, la digestione non è stata per nulla complicata. Ad accompagnare le pizze, due birre ghiacciate, necessarie per rinfrescarci dopo quella lunga camminata. Il conto, infine, decisamente accessibile; che dire ancora: promossa a pieni voti!

Usciti dalla pizzeria, ci siamo diretti nuovamente verso Via Toledo, esplorando ancora le stradine dei Quartieri Spagnoli e prediligendo le vie interne, scoprendo altri quartieri e antiche stazioni, come la Stazione Montesanto, attiva da fine Ottocento, la cui affascinante struttura ha attirato immediatamente la nostra attenzione.

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Stazione Montesanto

Proseguendo lungo il nostro tragitto, ci siamo fermati nell’ampia Piazza Dante, per riprendere un po’ di forze. Il cielo era ancora molto instabile, vento alternato a qualche goccia di pioggia e sprazzi di sereno; ma nonostante tutto non ci siamo arresi e abbiamo continuato ad esplorare la bellissima città, uno stupefacente museo a cielo aperto.

A questo punto del racconto vi chiedo: dopo aver mangiato la pizza, cosa bisogna fare necessariamente a Napoli? Bere il caffè, ovvio! Persino per me, notoriamente non amante dell’espresso, questa tappa era diventata indispensabile. Per Fabio, da sempre invece profondo estimatore, il caffè è quasi un’istituzione e da quando è tornato da Napoli nel lontano 2005 non perde mai occasione di ricordare “il caffè del professore”.

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Il vero Bar del Professore

Centralissimo, situato nella Piazza Trieste e Trento, “Il vero bar del professore” (così recita l’evidente insegna posta sulla porta d’ingresso) è stato il primo bar a proporre l’ormai famoso “nocciolato”, un particolare caffè alla nocciola, tanto decantato da Fabio e sua scelta anche in questa occasione. La mia esperienza “dal professore”, tuttavia, non è stata delle migliori: ordinati i nostri caffè (espresso classico e nocciolato), al momento dell’assaggio, convinta di bere un caffè senza zucchero, la mia espressione è stata quasi di disgusto (di fronte al barista del rinomato locale non è stato proprio il massimo!).

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I nostri caffè

Piuttosto che la prevedibile sensazione di amaro, ho sentito al palato un forte sapore dolce di un evidente caffè “aromatizzato” con qualche ingrediente altamente zuccherino. Stupita della cosa, ho dato uno sguardo allo scontrino ed effettivamente mi sono accorta del malinteso; insieme al nocciolato, avevamo erroneamente ordinato un caffè “napoli”. Con rammarico e delusione, sono uscita dal locale ed ho proseguito il mio giro per Napoli fortemente dispiaciuta di non aver bevuto il tradizionale e classico caffè nella città del caffè!

Terminata la meritata pausa e girato l’angolo ci siamo trovati nella rinomata Piazza del Plebiscito. Uno spazio immenso, monumentale ma allo stesso tempo accogliente, grazie al colonnato della Basilica di San Francesco di Paola, importante esempio di architettura neoclassica italiana, che abbraccia letteralmente un lato della più vasta piazza di Napoli. Voluta da Ferdinando I delle Due Sicilie come voto nei confronti del Santo, fu realizzata dall’architetto Pietro Bianchi agli inizi del 1800.

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La Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola – Piazza del Plebiscito

A causa del forte vento che si era nuovamente alzato, la nostra sosta è stata breve, giusto il tempo di fare qualche foto panoramica e l’immancabile selfie.

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Autoscatto in Piazza del Plebiscito

Impavidi, ci siamo avviati verso il lungomare, reso molto suggestivo dal vento, con onde alte e spumose a fare da cornice al Vesuvio.

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Il Vesuvio

Da questo momento in poi il meteo aveva deciso di non essere più così clemente ed una pioggia improvvisa si è unita a noi nel tour, costringendoci a trovare riparo sotto la tettoia d’ingresso di un hotel. A causa di questo inconveniente, la nostra visita al Castel dell’Ovo è stata davvero fugace! Pertanto abbiamo deciso, in un momento di tregua dal temporale, di avviarci nuovamente verso il centro storico, per completare quantomeno il giro turistico che Fabio aveva programmato.

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Fabio e il Castel dell’Ovo

Ci siamo infilati in una via interna, per risalire nuovamente verso Piazza del Plebiscito e concederci una visita veloce all’interno del cortile della Biblioteca Nazionale posta di fronte alla Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola. Aspettando nuovamente che la pioggia cessasse – è stato un continuo apri e chiudi dell’ombrello – abbiamo passeggiato ammirando i portici intorno al cortile del Palazzo Reale intitolato a Vittorio Emanuele III di Savoia che ospita la terza biblioteca più grande d’Italia, originariamente ospitata dal Palazzo degli Studi (oggi Museo Archeologico di Napoli) e soltanto agli inizi del 1900 e su suggerimento di Benedetto Croce trasferita qui.

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Cortile del Palazzo Reale

Il nostro tour per le vie di Napoli è proseguito alla volta della Galleria Umberto I, spettacolare esempio di architettura ottocentesca, con la copertura e la cupola centrale in vetro e ferro che ben si sposano con la struttura in mattoni degli edifici. Particolari, inoltre, sono i mosaici sul pavimento che rappresentano i venti e i segni zodiacali.

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Galleria Umberto I – dettaglio della cupola
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Galleria Umberto I

Lasciata l’affascinante galleria, abbiamo proseguito lungo Via Toledo giungendo prima in Piazza Carità e poi, svoltando sulla Via Capitelli, in Piazza Gesù Nuovo, sulla quale si affaccia l’omonima chiesa – Chiesa del Gesù Nuovo – dalla particolarissima facciata bugnata a punta di diamante, un vero e proprio concentrato di arte barocca. Originariamente al suo posto sorgeva il Palazzo Sanseverino, ultimato alla fine del Quattrocento, poi completamente sventrato nel 1600 per ordine dei gesuiti, divenuti nuovi proprietari. Dell’edificio rinascimentale resta esclusivamente la facciata a bugne, riadattata a chiesa.

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Facciata della Chiesa del Gesù Nuovo

Al centro della piazza si trova l’Obelisco dell’Immacolata, eretto a metà Settecento, per volere di un padre gesuita. Alto 30 metri, risulta davvero difficile ammirarlo nella sua interezza, ma è abbastanza visibile nella sua complessità e bellezza. Osservandolo da vicino non si fa fatica a capire come mai l’opera rappresenti al meglio il barocco napoletano! Le sue innumerevoli decorazioni marmoree sono di una magnificenza unica.

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Obelisco dell’Immacolata nella Piazza del Gesù Nuovo

Dalla Piazza del Gesù Nuovo abbiamo proseguito lungo Via Benedetto Croce sulla quale si affaccia, appena pochi passi dopo, il Monastero di Santa Chiara. Quasi nascosta, la Basilica trecentesca è stata una casuale e piacevole sorpresa. Dalle evidenti forme gotiche, presenta una facciata a capanna con rosone incastonato, tipico dell’architettura gotica, posto al di sopra del portale d’ingresso. Una volta entrati siamo stati immediatamente colpiti dalla vertiginosa altezza della struttura: un’unica navata centrale si innalza fino al soffitto a capriate lignee; spoglia e senza transetto, lungo entrambi i lati si trovano in totale venti cappelle e in fondo, alle spalle dell’altare, è sistemato il Coro delle Clarisse con frammenti di affreschi di Giotto. Del Settecento è il pavimento marmoreo che, insieme ad altre decorazioni risalenti alle ristrutturazioni di quel periodo, arricchiscono la disadorna struttura gotica.

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Facciata della Basilica di Santa Chiara

La nostra visita è proseguita, ancora casualmente, alla scoperta di un palazzo storico situato lungo la Via Benedetto Croce: il famoso Palazzo Venezia. Risalente al XV secolo, è stato chiaramente restaurato nel Seicento; questo intervento è ben visibile dallo scalone monumentale che si scorge dal cortile d’ingresso. Quasi per caso abbiamo scoperto che era possibile entrare e fare un tour veloce (ad essere sincera, abbiamo origliato mentre un ragazzo, davanti all’ingresso del Palazzo, ha spiegato ad una turista come funzionava la visita, tra l’altro gratuita).

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Palazzo Venezia – ingresso
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Palazzo Venezia – interni

Una volta entrati e saliti per una strettissima scala, siamo arrivati ad un piano con un bar sulle cui pareti sono esposte fotografie e frasi legate a Napoli e al personaggio di Totò. Da questo ambiente è possibile entrare nel giardino pensile, unico elemento di particolare interesse artistico, con una casina pompeiana (aggiunta del periodo neoclassico), dal quale si accede ad un terrazzino che affaccia sul cortile.

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Palazzo Venezia – giardino pensile
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Palazzo Venezia – Casina pompeiana
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Palazzo Venezia – terrazzino

Un vero e proprio angolo di pace, con tanto di sedie, panche e tavolini dove poter trovare ristoro e, col sottofondo di una suggestiva musica jazz-swing, sentirsi catapultati in un’altra epoca storica.

Era arrivata l’ora della merenda e quindi il nostro giro per Napoli d’ora in poi sarebbe stato finalizzato alla ricerca di una pasticceria. Avendo appurato che l’ennesimo locale “famoso” e specializzato nelle sfogliatelle era chiuso per ferie, ci siamo avventurati, anche in questo caso, tra i locali aperti. Giunti in Piazza San Domenico Maggiore, attirati dalla vetrina e dall’ingresso (per deformazione professionale, i miei metri di giudizio ormai sono sempre più puramente “estetici”) abbiamo preso posto ai tavoli del bar pasticceria Giovanni Scaturchio ed ordinato una calda sfogliatella per me ed un babà per Fabio.

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Pasticceria Scaturchio

Dirvi che erano speciali è riduttivo. Le sfogliatelle che ho finora mangiato in giro per l’Italia non sono paragonabili lontanamente a quella assaggiata nel capoluogo campano: la vera sfogliatella napoletana è imbattibile!

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Piazza San Domenico Maggiore – Basilica e Obelisco
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Babà e Sfogliatella

Lasciata la piazza, abbiamo proseguito facendo una deviazione per la famosa Via dei Presepi, che purtroppo in questo periodo dell’anno non è suggestiva come nell’immaginario collettivo. Soltanto pochissime botteghe erano aperte, quindi abbiamo proseguito velocemente fino a raggiungere Via dei Tribunali.

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Una delle botteghe lungo la Via dei Presepi

Tra orde di turisti, abbiamo immediatamente scorto la facciata della Basilica di San Paolo Maggiore, sita in Piazza San Gaetano. La chiesa è stata realizzata su ciò che restava del Tempio dei Dioscuri, di cui sono rimaste le due alte colonne corinzie con architrave, divenute elementi caratterizzanti della facciata barocca. Ai lati dell’imponente facciata, progettata nel 1600 da Arcangelo Guglielmelli, si trovano due nicchie con i Santi Pietro e Paolo.

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Basilica di San Paolo Maggiore

Il tempo a nostra disposizione stava terminando, la stanchezza cominciava a farsi sentire, il cielo si stava nuovamente oscurando. Viste tutte queste condizioni, non rimaneva che avviarci verso la stazione dei treni e attendere il bus diretto all’aeroporto, sotto l’immancabile pioggia, nostra compagna di viaggio. Con la tristezza di dover lasciare questa incantevole città, con il rammarico di aver visto tutto troppo in fretta, abbiamo salutato Napoli dai finestrini dell’autobus ripromettendoci di tornare al più presto per scoprire cos’altro di meraviglioso riserva la città partenopea. Stanchi ma felici, siamo rientrati a Torino con il cuore colmo, di una pienezza che solo chi ha visto Napoli almeno una volta nella vita può capire.

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Girovagando nei Quartieri Spagnoli

 

Questo articolo è stato scritto da Marilina

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