Viaggio in Romania: alla scoperta di Oradea

Voi come affrontate i momenti di forte stress? Noi, io e mio marito Fabio, organizzando un viaggio.

Presi dall’imminente trasloco, nel mese di dicembre abbiamo deciso di approfittare del “black friday” di Ryanair per programmare un tour, da fare nell’anno nuovo, in una delle tantissime città europee proposte. Tempo mezz’ora e la meta era decisa: mercoledì 14 febbraio partenza da Bergamo Orio al Serio direzione Oradea, Romania; sabato 17 rientro in Italia in tarda serata. Il periodo corrisponde al weekend di San Valentino per puro caso, o meglio, il nostro criterio di scelta non ha avuto nulla a che fare con la ricorrenza, è meno romantico di quanto pensiate! La prenotazione è stata dettata dall’evidente convenienza economica: volo andata e ritorno per due a poco meno di 35 euro. Un ottimo affare, non trovate?

Per chi viene da Torino come noi, l’aeroporto di Bergamo non è comodissimo; quando possiamo noi evitiamo di prenotare voli da Orio al Serio. In questo caso, tuttavia, il prezzo così conveniente e la vicinanza dell’aeroporto di Oradea alla città (soltanto 10 minuti di auto) hanno vinto sulle difficoltà di raggiungere lo scalo lombardo. Gli orari sono abbastanza comodi: partenza da Bergamo alle 19.20 e arrivo in Romania alle 21.00 (ora locale, Oradea è un’ora avanti rispetto all’Italia); ritorno alle 21.35 con arrivo a Orio al Serio alle 23.25.

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Alla scoperta di Oradea

Contrariamente alle nostre aspettative, le temperature non erano così rigide, molto vicine a quelle di Torino ma con un pizzico di umidità in più. Visitare la città a piedi risulta molto piacevole; nonostante l’aria freddina, passeggiare tra le sue vie, tranquille e quasi per nulla affollate, è davvero appagante. Quindi, il primo consiglio che posso darvi è quello di munirvi di una mappa della città (reperibile in qualsiasi hotel) e incamminarvi. Se preferite avere qualche informazione in più, potete raggiungere un punto turistico informativo dove è possibile reperire una mini guida cartacea, persino in italiano! I turisti si recano in Romania tendenzialmente durante la stagione estiva, per godere del meraviglioso paesaggio verde delle sue fiorenti montagne e delle temperature più gradevoli; noi invece abbiamo programmato un viaggio in controtendenza ma che ci ha permesso di visitare Oradea e dintorni in totale tranquillità.

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Oradea dall’alto, vista dalla Torre dell’Orologio

– Giorno 1 –

Prima di partire col racconto del nostro giro turistico, è d’obbligo fornirvi un po’ di informazioni sulla città: abitata da poco più di 180 mila abitanti, Oradea (con l’accento sulla prima “a”) è il capoluogo del distretto di Bihor, situato a nord-ovest della Romania. Il paese è uno stato dell’Unione Europea ma non ha adottato l’euro per cui è in vigore la moneta nazionale, il Leu rumeno (potete fare comodamente il cambio in città). Fino al 1918 Oradea è appartenuta allo stato dell’Ungheria e sono molti gli edifici che testimoniano il suo passato austro-ungarico. La mescolanza di stili architettonici (dal Neoclassico, all’Art Nouveau, dal Barocco, all’Eclettismo) la rendono una delle mete più appetibili del paese dal punto di vista turistico, anche se, a mio avviso, c’è ancora molto da fare.

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Io e l’Art Nouveau
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Passeggiando per Oradea

Con l’eccellente lavoro di restauro e valorizzazione che ha interessato tutto il centro storico e con la presenza di svariati punti informativi per i turisti si è immediatamente portati a pensare che l’interesse di attrarre il turismo in città sia, attualmente, il primo obiettivo di Oradea e dei suoi abitanti; tuttavia, alla luce del mio recente viaggio, posso affermare che in realtà non è proprio così. Visitando gli svariati luoghi di interesse di cui la città è ricca, sia io sia Fabio abbiamo avuto la sensazione che il vero obiettivo sia piuttosto quello di avvicinare la città ai cittadini e ai rumeni, non ai turisti stranieri. Progetto condivisibile, anzi direi più che giusto e necessario, ma mi chiedo: ‘perché non cercare di fare entrambe le cose?’. Passeggiando ci siamo resi conto che di turisti, italiani soprattutto, ce ne sono tanti (nonostante fosse pieno inverno). Perché allora tagliare fuori dal progetto di comunicazione questa fetta di “pubblico”? Un esempio lampante riguarda la fortezza medievale, recentemente restaurata dopo lunghissimi e complessi lavori (durati 17 anni) e riaperta al pubblico nel 2015. La cittadella fortificata ha una pianta a stella e il suo nome rumeno – Cetatea stelara – rimanda infatti alla sua conformazione planimetrica pentagonale; l’aspetto attuale risale all’intervento austriaco nel XVIII secolo ma nei secoli successivi subì diversi lavori e nuove costruzioni, come il monastero fortificato voluto dal re d’Ungheria Ladislao I.

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Ingresso della Fortezza – Cetatea Stelara

Ospita spazi immensi che accolgono mostre ed esposizioni di ogni tipo; i cantieri non sono ancora terminati, ci è sembrato di capire che in uno dei bracci esterni stessero realizzando un punto ristoro effettivamente necessario data la vastità del luogo. La costruzione ha un fortissimo potenziale ed i lavori sicuramente hanno aiutato a valorizzarla ma, purtroppo, sono molti gli aspetti negativi, o comunque a mio avviso ancora da rivedere: innanzitutto la biglietteria si trova troppo nascosta (l’abbiamo trovata per puro caso!); la lingua inglese è una rarità, sia parlata sia scritta (non solo alla fortezza ma anche altrove); tutti i pannelli descrittivi che raccontano l’esposizione sono scritti esclusivamente in rumeno, a volte anche in ungherese (forse, noi abbiamo ipotizzato si trattasse di ungherese). Ed ancora: la saletta che raccoglie la vasta documentazione fotografica dei lavori di restauro – completamente priva di una parte testuale esplicativa – ha un ingresso minuscolo e completamente nascosto, ancor più di quello della biglietteria (per fortuna io sono molto curiosa e tendenzialmente mi intrufolo, solo così abbiamo potuto scoprire quella meraviglia!). L’intero materiale esposto era davvero interessante, soprattutto la parte relativa ai reperti ritrovati durante i lavori di scavo e di restauro; si trovano esposti i molti resti rinvenuti e la strumentazione tecnica usata per il loro ripristino, è stato fatto un lavoro minuzioso e di precisione di tutto rispetto. La collezione è corredata dal racconto delle varie fasi di ricostruzione e di recupero, delle tecniche e dei materiali adoperati (forse un racconto fin troppo dettagliato e quindi chiaramente diretto agli addetti ai lavori, rumeni ma non internazionali ovviamente). Una chicca per archeologi e amanti dell’archeologia che, purtroppo, non è possibile apprezzare pienamente. Anche i video presenti in alcune aree sono in lingua rumena, così come gli addetti alle sale espositive parlano soltanto in rumeno (con noi sono riusciti a comunicare a gesti, mentre continuavano imperterriti a parlare la loro lingua madre). È vero, se si ascolta con attenzione si riesce a comprendere qualche parola sporadica, si tratta pur sempre di una lingua neolatina, ma i rumeni parlano molto velocemente e, in frasi lunghe e complesse, direi che diventa impresa ardua riuscire a capire un concetto intero! Dunque, procedendo alla rinfusa e abbastanza a naso, siamo andati alla scoperta, in solitaria, dei vari angoli della fortezza, che si è rivelata essere un vero e proprio labirinto. Il tutto al modico prezzo di 5 lei (1 euro). Nota importante: le foto non sono ammesse; o meglio, se si è intenzionati a fotografare all’interno della fortezza occorre pagare, insieme al biglietto, una tassa.

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Edifici della cittadella fortificata – Cetatea Stelara

Nel raccontarvi un aspetto importante emerso durante il nostro viaggio in Romania, ho anticipato inevitabilmente una parte della nostra prima giornata ad Oradea.

Il tour della città era iniziato al mattino, dopo aver fatto colazione in hotel; avevamo scelto appositamente un albergo a pochi passi dal centro storico in modo da poter esplorare la città comodamente a piedi. Infatti, dopo poco abbiamo raggiunto la famosa Strada Republicii, via centrale e pedonale sulla quale affacciano molti palazzi recentemente restaurati e animata da numerosi ristoranti, bar, locali e negozi. Procedendo verso il fiume Crişul Repede, che divide in due parti la città, si incontrano tre strepitosi esempi del ricco patrimonio architettonico di Oradea.

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La via centrale pedonale di Oradea – Strada Republicii
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Teatrul de Stat Regina Maria

Il teatro – Teatrul de Stat “Regina Maria” – con il suo colonnato neoclassico risalente agli inizi del ‘900; Casa Poinar, in stile secessionista con influenze rinascimentali; Palazzo Sztaril, che oggi ospita l’Hotel Astoria, costruito tra il 1902 e il 1906 in uno stile eclettico in cui traspaiono influenze secessioniste.

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Palazzo Sztaril oggi Hotel Astoria
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Piazza dell’Unità – Piata Unirii

Oltrepassato il fiume, siamo giunti nella grande Piata Unirii, fulcro della città. Sulla piazza svettano il Municipio con la sua torre dell’orologio (dalla quale si gode di un suggestivo panorama sull’intera città); la chiesa cattolica di San Ladislau (1723-1733); il palazzo vescovile della diocesi greco-cattolica (degli inizi del ‘900); il Palatul Vulturul NegruPalazzo dell’Aquila nera – straordinario complesso architettonico Art Nouveau costituito da due corpi di fabbrica collegati da una galleria.

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Municipio di Oradea
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Noi con lo sfondo del fiume Crişul Repede
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Palazzo dell’Aquila nera – Palatul Vulturul Negru
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Palazzo dell’Aquila Nera – Dettaglio della vetrata interna

L’aquila nera si scorge in una delle meravigliose vetrate che caratterizzano il corridoio interno, animato da pub e bar che prendono vita al calar del sole. Infine la Biserica Cu Lună – Chiesa ortodossa “con la luna” – sulla cui facciata è stata sistemata una sfera (la luna appunto) dipinta per metà in nero e per metà in oro e collegata ad un meccanismo, risalente alla fine del 1700, attraverso il quale la sfera, ruotando su se stessa, indica le diverse fasi lunari. La spettacolarità di questa chiesa non si ferma alla sua facciata, una volta entrati si è mostrata a noi in tutto il suo splendore e la sua magnificenza: lo scintillio delle decorazioni parietali e delle iconostasi ci hanno lasciati letteralmente a bocca aperta! Le parole non riescono a rendere al meglio, le immagini fanno il resto…

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Chiesa con la Luna – Biserica cu Luna
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Interno Chiesa con la Luna
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Dettaglio decorazioni interne della Chiesa con la Luna

A pranzo abbiamo avuto, finalmente, la prima occasione di avvicinarci alla cultura culinaria rumena. Cercando in rete, abbiamo trovato il nome di un ristorante consigliato per le tipicità presenti sul menù: si tratta di Cyrano, posto sulla via pedonale, esteticamente più simile ad un pub che ad un ristorante. Abbiamo ordinato due zuppe nel pane, le tradizionali ciorbe servite dentro una pagnotta, accompagnandole con due birre rumene, le Ciuc. Le temperature abbastanza fredde si sposano perfettamente con queste calde zuppe, arricchite di carne (nella maggior parte dei casi si tratta di vitello o maiale), patate, carote, piselli, funghi… un piatto unico che sazia e non appesantisce, approvate appieno! Ancora più sorprendente è stato il conto: in totale abbiamo speso 47 lei, 10 euro… da non credere!

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Il nostro pranzo da Cyrano
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La mia Ciorba

Per la cena ci siamo affidati alla nostra guida personale, un timido ma simpatico ragazzo di vent’anni, figlio di una cara amica di mia cugina Eva. Sì, credo proprio di dover fare un po’ di chiarezza a questo punto. Dunque, un mio cugino vive e lavora in Germania ormai da parecchi anni e lì ha conosciuto e sposato una donna rumena originaria di Oradea. Prima di organizzare questo viaggio in Romania, io non avevo alcuna idea della città d’origine di mia cugina; a ridosso della nostra partenza li ho contattati ed ho appreso che, non appena a dicembre dissi loro del nostro viaggio, si erano messi in moto a mia insaputa organizzando per noi una speciale accoglienza rumena. George, figlio degli amici dei miei cugini, è stato a nostra completa e totale disposizione per tutta la permanenza ad Oradea, dandoci indicazioni utili per il nostro tour, rendendosi disponibile per gli spostamenti fuori città e, cosa importante, portandoci a mangiare in un posto tipico. In occasione della prima cena, infatti, George ci ha portati al Vinotera, un ristorante sito al di fuori dal centro città, dallo stile alquanto eclettico, un misto tra la romantica eleganza provenzale e la rusticità rumena. Lì abbiamo assaporato uno stinco di maiale con patate (io), uno spezzatino tipo gulasch (Fabio), penne alla carbonara (George) ma che non avevano nulla a che fare con le originali, ovviamente!

Tornati in hotel, siamo crollati ed è svanita immediatamente l’dea di esplorare la vita notturna della città, soprattutto in vista del programma del giorno dopo.

– Giorno 2 –

L’intera giornata di venerdì è stata dedicata alla visita della famosa Grotta degli OrsiPeștera Urșilor – uno spettacolare esempio di caverna scavata tra i monti Apuseni nei pressi del villaggio di Chișcău. Ci siamo recati con George, che ci ha fatto non solo da guida ma persino da autista personale. Lungo la strada che porta fra le montagne, ci siamo fermati nella città di Baile Felix, rinomata per i bagni termali e per una riserva naturale protetta, che conserva le caratteristiche chiese ortodosse realizzate completamente in legno.

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Chiesa a Baile Felix
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Interni della chiesa

Dopo un bel po’ di cammino (vi consiglio di riservare un’intera giornata alla visita di questi luoghi) siamo giunti al parcheggio del villaggio di Chișcău dal quale, lasciata l’auto, ci siamo incamminati verso l’ingresso della grotta salendo per una stradina tortuosa. Il tutto dava l’idea di essere stato completamente abbandonato a se stesso; banchetti e bancarelle lasciati lì, in balia delle intemperie, in attesa della bella stagione, che coincide con il periodo di maggiore affluenza turistica.

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Bancarelle abbandonate lungo la strada

Giunti all’ingresso ci è stato detto che la visita prevedeva l’accompagnamento da parte di una guida esperta; il biglietto ha un costo di 20 lei a testa (poco più di 4 euro) e se si vogliono fare fotografie all’interno è necessario, anche in questo caso, pagare una tassa di 15 lei (circa 3 euro). Purtroppo, anche in questo caso, un ostacolo è stata la lingua: la guida, infatti, parla esclusivamente rumeno (e francese); noi fortunatamente avevamo il nostro traduttore personale, George, che ha cercato di tradurre al meglio in inglese le informazioni relative alla grotta, alla sua scoperta e ai suoi tesori nascosti.

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Interni della Grotta degli Orsi – Pestera Ursilor
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Interni della Grotta degli Orsi – Pestera Ursilor

Il nome Grotta degli Orsi deriva dal ritrovamento, da parte degli speleologi, dei resti di un gruppo di orsi nell’area più nascosta della labirintica caverna; attualmente in quel punto preciso è esposta una copia dei resti di uno degli animali ritrovati. È stato davvero molto suggestivo poter godere in solitudine, senza la calca dei turisti, di quel posto meraviglioso! Dopo una passeggiata di poco più di un’ora tra stalattiti e stalagmiti, alla piacevolissima temperatura di 10 gradi (questa è la temperatura costante all’interno della grotta durante tutti i mesi dell’anno) siamo usciti dalle viscere di quelle montagne pieni di meraviglia e stupefatti dalla grandezza della natura.

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Resti dell’orso

Sicuramente, se mai decidiate di recarvi in Romania, vi consiglio caldamente di inserire nel vostro programma di visita la Grotta degli Orsi, anche se capisco che il limite linguistico non è da sottovalutare. Sulla via del ritorno, dove prima c’erano soltanto bancarelle abbandonate, con nostra sorpresa sono comparse due donne addette alla vendita di prodotti tipici, elementi d’arredo in pietra naturale ma anche bevande e cibo, questi ultimi fatti rigorosamente in casa, in maniera così artigianale da essere venduti senza alcuna etichetta nelle bottiglie vuote di coca cola e aranciata o avvolti nella pellicola trasparente. Prima di acquistare, ovviamente, era previsto l’assaggio e noi non ci siamo tirati indietro: le bottiglie contenevano bevande alcoliche, alcune fatte con la frutta (noi ne abbiamo assaggiata una alla pera) altre derivate dal vino.

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Bevande tradizionali
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Vendita di prodotti tipici
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Incontri a Chișcău

Abbiamo acquistato una bottiglia piccola di coca cola contenente questo particolare vino dal sapore liquoroso e delle suppellettili in pietra per noi ed alcuni nostri amici. In fondo alla via, a ridosso del parcheggio, abbiamo incrociato un’altra donna, intenta a friggere una sorta di pagnottella fatta di patate, oppure di verza, con tanto – troppo – formaggio (io infatti mi sono limitata ad assaggiarne un pezzetto da Fabio). Saliti nuovamente in auto, abbiamo preso la strada del ritorno fermandoci prima al Museo Etnografico del villaggio di Chișcău.

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Museo Etnografico di Chișcău
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Un’area espositiva del Museo Etnografico di Chișcău

Oltrepassando un cancello sul quale era scritto “ingresso gratuito”, ci siamo ritrovati all’interno di un vecchio casolare contenente automobili ed autovetture di vario genere, attrezzature, tessuti, abiti, mobili e tantissimi altri oggetti di varia natura ed uso appartenenti ad una famiglia del villaggio che ha deciso di conservare tutto il materiale di uso quotidiano in suo possesso e di farne un museo. Finito il nostro giro in questo curioso spazio espositivo, dopo aver lasciato un’offerta per ringraziare della visita, ci siamo avviati nuovamente verso Oradea, anche perché era cominciato a nevicare e le temperature si stavano abbassando.

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L’arte tessile rumena

George aveva deciso di fare una strada alternativa rispetto all’andata, questo ci ha permesso di addentrarci nel cuore della Romania, nei suoi villaggi, tra la sua gente, percorrendo strade sterrate… Questi sono i viaggi che piacciono a noi; quei viaggi in cui non puoi definirti un semplice turista ma ti ritrovi a diventare un autentico viaggiatore! E la nostra esplorazione della Romania è culminata, quella sera, con una vera ed originale cena rumena a casa di una famiglia del luogo: i genitori di George, infatti, hanno insistito affinché andassimo a mangiare a casa loro e noi abbiamo accettato molto volentieri. È stata un’esperienza davvero unica, ed anche divertente perché Stella e il marito (i genitori di George) non parlano inglese e comunicare non è stato così facile; per fortuna George ci è stato d’aiuto anche in questa occasione. A parte il cibo squisito e abbondante, composto da una zuppa di verdure come antipasto (da mangiare rigorosamente con qualche cucchiaiata di panna fresca), da rotolini fritti ripieni di verza e dai famosissimi sarmale (cioè involtini di verza con carne e riso) la nostra “immersione” nella cultura rumena ha avuto il suo culmine con la visione del filmato del matrimonio della loro figlia maggiore, ora trasferitasi in Francia. La visione di quel video ci ha fatto fare letteralmente un viaggio negli usi e nei costumi di quella famiglia e di molte famiglie rumene; abbiamo assistito all’intero rito ortodosso del matrimonio e alle varie consuetudini tipiche di quei luoghi e della sua gente. La nostra giornata nel cuore della Romania non poteva finire in maniera migliore. Prima di lasciare la loro casa, i genitori di George ci hanno riempiti di ricordi e souvenir da portare con noi e da conservare, insieme a tutto il caloroso affetto che ci avevano riservato. Non finiremo mai di ringraziarli!

– Giorno 3 –

Il nostro ultimo giorno ad Oradea era iniziato con le migliori intenzioni: dopo la colazione avremmo visitato una basilica cattolica situata proprio nei pressi del nostro hotel e poi avremmo raggiunto il centro per dedicarci alla visita della Sinagoga e dei musei. Purtroppo i nostri programmi hanno dovuto subire una considerevole variazione, ma non per colpa nostra. Nonostante, appena giunti ad Oradea, ci fossimo assicurati presso il punto informativo di poter visitare nella giornata di sabato almeno due dei musei cittadini (l’operatore ci aveva comunicato gli orari d’ingresso consultando i siti ufficiali, che purtroppo erano esclusivamente in lingua rumena), al nostro arrivo di fronte all’ingresso, con grande sorpresa, abbiamo trovato una porta chiusa con una targa che riportava la chiusura del museo alle ore 15. Abbiamo poi scoperto che, il sabato, tutto chiude alle ore 15 e riapre il lunedì mattina, non solo i musei ma anche i negozi e gli uffici. È stato persino impossibile spedire una cartolina in quanto i francobolli sono acquistabili esclusivamente in posta che, di sabato, è chiusa. Quindi il nostro ultimo pomeriggio ad Oradea è stato all’insegna della visita della città fino alla più nascosta periferia, alternando lunghe passeggiate a tè bollenti nel tentativo di riscaldarci. I bar e i caffè sono molti e la maggior parte davvero belli, arredati con gusto e secondo uno stile moderno. Offrono un’ampia scelta di tè, tisane ed infusi, caffè particolari e bevande fresche di vario tipo in un’atmosfera veramente rilassante; abbiamo quindi approfittato di questo disguido per rallentare un po’ in attesa di incontrare nuovamente George a cena e, dopo, raggiungere l’aeroporto.

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Uno dei tanti locali di Oradea
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La periferia di Oradea

Come anticipavo, al mattino siamo comunque riusciti a visitare i due luoghi di culto come da programma: dopo la colazione al bar, ci siamo recati presso il complesso diocesano, probabilmente il più importante progetto barocco del sud-est Europa e indubbiamente la più ampia costruzione nel suo genere dell’intera Romania, voluta e realizzata da Maria Teresa d’Austria. Il complesso è costituito dalla Cattedrale cattolica “L’ascensione della Vergine Maria”, opera dell’architetto viennese Franz Anton Hillebrandt il quale coinvolse un architetto italiano per la progettazione dell’edificio.

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Cattedrale cattolica di Oradea
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Interni della Cattedrale

La sua monumentalità è immediatamente percepibile dall’esterno, ma è ancor più sorprendente all’interno, dove domina un organo che dal 1780 è ancora in funzione. Poco distante dalla chiesa si trova il Palazzo Vescovile, con le sue 365 finestre, e il Corridoio dei Canonici, un complesso di dieci edifici posti in fila e costruito in più fasi negli anni. Questo complesso forma un lungo corridoio, appunto; una serie di quasi 60 arcate con un effetto scenografico sorprendente.

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Palazzo Vescovile
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Corridoio dei Canonici

Muovendoci anche in questo caso a piedi, abbiamo raggiunto il centro città dove, a ridosso del fiume, affaccia la Sinagoga.

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Interni della Sinagoga

Una volta entrati, abbiamo potuto ammirare in totale tranquillità lo splendido interno del luogo sacro, del quale mi è rimasta particolarmente impressa l’eleganza dei decori e degli elementi strutturali, il tutto abbellito ancor di più dalla calda luce del sole che riusciva a penetrare attraverso le finestre. A raccontare la “vita” che si svolge all’interno della Sinagoga, tra riti e preghiere, una serie di splendide foto in bianco e nero sistemata lungo il percorso intorno alla sala centrale. Silenzio, senso di raccoglimento, luce e raffinatezza sono per me le parole chiave che identificano quel luogo così suggestivo. All’uscita, la ragazza addetta all’accoglienza ci ha lasciato in dono una stella di David a testa, come ricordo e segno di riconoscenza per essere entrati.

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Mostra fotografica all’interno della Sinagoga
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Dettaglio interno della cupola

Era giunta l’ora di pranzo quando abbiamo lasciato la Sinagoga, pertanto abbiamo deciso di avviarci verso un locale tipico trovato in rete nella mattinata stessa: si chiama Hanul cu Noroc e si trova più o meno nei pressi della Sinagoga, poco distante a piedi. La sorpresa è stata trovare una cameriera che parla italiano e questo ci ha indubbiamente aiutati a capire che cosa ordinare. Entrambi abbiamo optato per una zuppa come primo piatto (io con pollo e verdure, Fabio con carne di maiale affumicata e verdure) ed un secondo: io ho voluto assaggiare nuovamente i sarmale (me ne sono completamente innamorata!) e Fabio invece ha optato per delle costine caramellate.

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Sarmale con panna fresca e polenta

La scelta di ordinare sia la zuppa sia il secondo non è stata vincente, non avevamo messo in conto le porzioni gigantesche (molto simili a quelle calabresi). Quindi ci siamo trovati costretti, nostro malgrado, a lasciare qualcosa nel piatto. Anche in questo caso il conto è stato sorprendente, poche decine di euro tra primo e secondo con bevande comprese.

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Zuppa

Come anticipato, il dopo pranzo è stato all’insegna della scoperta della città; approfittando del sole che a momenti alterni ci scaldava tiepidamente, abbiamo camminato per diverse ore fino a rientrare nel tardo pomeriggio in centro ed incontrare George per cena. Abbiamo colto l’occasione per scoprire la città al calar del sole e per apprezzarla ancor più in quell’atmosfera così elegante e romantica. George ci teneva tanto che, prima di partire, andassimo in un locale molto cool della città: si tratta di Rewine, dove servono il nostro tipico aperitivo con taglieri di salumi e formaggi e un’ampia varietà di vini. Per i rumeni è senz’altro una novità; George ci diceva che lì, infatti, non esiste il concetto di aperitivo per cui la formula di Rewine rappresenta un’innovazione che i rumeni hanno molto apprezzato. Di italiano, dobbiamo dirlo, ha anche il prezzo: cibo e vino sono buoni ma anche abbastanza costosi per gli standard rumeni.

Dopo questa cena/aperitivo ci siamo appropinquati verso l’albergo a ritirare i nostri bagagli e poi ci siamo avviati verso l’aeroporto.

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Arte urbana nel centro di Oradea

George, con la sua dolce fidanzata, ci ha lasciati nel piccolo scalo cittadino aspettando che entrassimo ai controlli; ci siamo salutati così, da lontano, ripromettendoci di tornare, perché George e la sua famiglia ci sono rimasti nel cuore, insieme alla Romania, una terra così sconosciuta ma che conserva tantissime bellezze architettoniche, naturalistiche, paesaggistiche, degne di essere scoperte. Una terra timida ma che ce la sta mettendo tutta a riscattarsi da un passato tanto difficile; possiamo tranquillamente dirlo: la strada intrapresa è quella giusta!


Questo articolo è stato scritto da Marilina

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