Un viaggio in Sardegna on the road tra borghi, spiagge e natura – parte prima

In questo momento mi trovo a Torino. Dalla finestra scorgo un cielo grigio, il tipico e immancabile cielo grigio che da autunno a primavera inoltrata contraddistingue la città, e intanto sento addosso le “briose” temperature che si accompagnano a questa caratteristica foschia piemontese. Ma la mia mente non ci sta! Non vuole arrendersi alla fine dell’estate, non ce la fa a catapultarsi del tutto nell’atmosfera autunnale e, nostalgica, preferisce ripercorrere i momenti trascorsi in vacanza in Sardegna, complice la miriade di foto scattata con lo smartphone.

Ebbene sì, quest’anno per le ferie estive io e Fabio siamo volati sull’isola italiana nel cuore del Mediterraneo, con l’idea principale di raggiungere mio fratello e mia cognata che vivono ad Erula, in provincia di Sassari, ma intenzionati ad andare oltre il mare, la spiaggia, la tintarella, la birra Ichnusa… la Sardegna offre molto più di questo!

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La birra Ichnusa e una delle spiagge della Sardegna

Da diversi anni immaginavamo di esplorare l’isola a bordo di un’auto, di percorrere le strade sulla costa e dell’entroterra alla scoperta di antichi borghi e spiagge dorate. Immaginando le vacanze estive del 2018 abbiamo quindi deciso che era arrivato il momento giusto.

La nostra villeggiatura iniziava il 19 luglio (per un totale di dieci giorni), con un volo Torino-Olbia che ci ha portati in terra sarda in tarda serata. Il giorno successivo ci siamo fiondati subito in spiaggia nel tentativo – vano – di togliere immediatamente quel grigiore cittadino che si era appropriato dei nostri volti. Le giornate del weekend trascorse in riva al mare sono state davvero rigeneranti, necessarie in vista del tour in programma nei giorni a venire.

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Tappe del nostro viaggio in Sardegna

La bellezza della Sardegna è nota, spiagge e calette dall’accesso libero sono innumerevoli; ogni mattina, una volta pronti, decidevamo una meta diversa in funzione dell’orario di partenza sia per non arrivare troppo tardi (il paese dove vive mio fratello si trova a quasi 500 m.s.l.m.) sia per avere qualche speranza di trovare parcheggio. Piccola premessa: in Sardegna è necessario spostarsi in automobile; non ci sono mezzi pubblici che permettono ai turisti di raggiungere le diverse attrazioni. Pertanto, in vista del nostro giro esplorativo sull’isola, all’aeroporto di Olbia avevamo noleggiato una macchina.

Tappa d’obbligo se si visita la zona nord della Sardegna è senza ombra di dubbio Stintino. Sita su un lembo di terra lungo la costa nord-ovest, la spiaggia affaccia sull’isola dell’Asinara, conosciuta principalmente per il carcere ma ricca di bellezze naturalistiche degne di nota. Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di aggiungere al tour anche questa tappa, ma ci siamo ripromessi di farlo quanto prima. Del mare e della spiaggia di Stintino colpiscono molti aspetti: il contesto naturalistico, con gli edifici completamente mimetizzati con la roccia che a picco scende sul mare; il colore dell’acqua, o meglio, le diverse gradazioni di blu-azzurro-verde-viola che il mare assume in base alle correnti; l’aspetto storico e architettonico che ben si lega con l’intero paesaggio.

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Vista panoramica sulla spiaggia di Stintino

Parcheggiando nella parte alta, si ha la possibilità di scendere a piedi lungo le scale di pietra ricavate nella roccia e di scoprire a mano a mano il meraviglioso e sorprendente panorama che si apre davanti ai nostri occhi. Si scorge immediatamente la torretta, la Torre della Pelosa, simbolo del luogo e soggetto maggiormente fotografato da chiunque passi per Stintino; è una struttura medievale, una fortificazione che aveva funzione difensiva, comunicativa e di avvistamento. La parola “Pelosa” deriva dalla vicina spiaggia “Sa Pelosa” probabilmente detta così per la presenza di un’alga marina che vi si deposita in abbondanza. Ancor prima di raggiungere questa spiaggia, a ridosso della Torre se ne trova un’altra detta “La Pelosetta”, più piccola ed incastonata in un paesaggio davvero incantevole. Nonostante il grandissimo numero di turisti che affolla le spiagge, non è stato difficile trovare un posticino a riva; di certo non aspettatevi di poter avere lo spazio per giocare a racchettoni o a palla. La cosa comoda, tuttavia, è che il mare è così poco profondo da poter passeggiare, giocare, fare foto in acqua con tutta tranquillità, nonostante ci sia molta gente.

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Torre PelosaStintino

Viste le minacce di erosione e l’affollamento costante con frequente maleducazione da parte dei bagnanti, il Comune di Stintino ha emesso l’obbligo – pena una multa salata – di utilizzare una stuoia da porre a diretto contatto della spiaggia per evitare che la sabbia, molto sottile, si appiccichi al telo (se non ne avete con voi, potete rimediare acquistandone una in loco). La presenza massiccia di persone, che a prima vista a molti farebbe storcere il naso (anche a me, lo ammetto), a mio avviso non può e non riesce affatto a sminuire la bellezza ed il fascino del luogo. Nonostante io sia abituata ed ami posti isolati e poco affollati, ritengo che la spiaggia di Stintino sia e rimanga la più bella e suggestiva che io abbia mai visto finora.

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Spiaggia La Pelosa – Stintino

Un aspetto curioso e divertente di questo litorale così magico è stato senz’altro imbattersi nel venditore di formaggio locale (io ero ferma all’internazionale “cocco bello, cocco fresco”!), folkloristica esclusività sarda che ci ha fatto apprezzare ancor più la genuinità isolana ma che io pensavo si limitasse alle spiagge più sconosciute e nascoste, non certo a quelle frequentate da turisti provenienti da ogni parte del mondo.

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Selfie con la Torre Pelosa sullo sfondo – Stintino

Tra i litorali che meritano di essere visitati, inoltre, vi segnalo Cala Brandinchi (nei pressi di San Teodoro – costa nord orientale – detta “Piccola Tahiti” per la sua bellezza. È una delle spiagge più suggestive ed incontaminate della Gallura in quanto si trova all’interno di un’area protetta) e la Marinedda (Isola Rossa – costa nord – incastonata tra il mare e le scogliere ricche di una folta vegetazione mediterranea), dalla quale abbiamo assistito ad uno spettacolare tramonto degno di una cartolina.

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Cala BrandinchiSan Teodoro
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Tramonto sul mare de La MarineddaIsola Rossa

Tutte le spiagge, dalle più piccole alle più grandi e conosciute, hanno i loro chioschetti, molto comodi sia per la presenza dei servizi igienici sia per fare pranzo o aperitivo. Alcuni sono dei veri e propri ristoranti dove servono ottimo pesce (la frittura di calamari a mio avviso vince su tutto) e golosi primi (tra i quali vi suggerisco gli spaghetti con arselle e bottarga, speciali!).

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Spaghetti arselle e bottarga

Rigenerati nel corpo e nello spirito, dopo aver fatto anche tappa tra i vip e gli yatch di Porto Cervo (non potevo limitarmi alle solite visite culturali e naturalistiche, di un luogo bisogna conoscere il più possibile!) siamo partiti per il nostro tour di tre giorni alla scoperta di borghi, di storia e di natura.

Giorno 1 – 24 luglio. Nella mattinata di martedì abbiamo intrapreso il nostro road trip che da Erula ci ha portati a Posada, borgo sito in provincia di Nuoro, lungo la costa nord-orientale della Sardegna. Una volta lasciata la macchina, ci siamo avviati a piedi, e a naso come al nostro solito, salendo lungo una strada pedonale e seguendo le indicazioni stradali di un segnale che indicava la direzione del centro storico.

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Centro storico di Posada
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Citazioni della scrittrice sarda Grazia Deledda

Ci siamo persi tra stretti vicoli e casette in pietra dall’aspetto medievale, sorseggiando un caffè in un delizioso bar e leggendo le parole di Grazia Deledda scritte sui muri. Abbiamo incrociato soltanto qualche turista che, come noi, raggiungeva la parte alta del borgo. Fulcro di Posada, abbiamo poi scoperto, è l’antico castello della Fava, visitabile pagando un biglietto d’ingresso dal costo davvero irrisorio. Quel che rimane oggi sono soltanto una torre a pianta quadrata (sulla quale è possibile salire) e i resti della cinta muraria di forma quadrangolare, il tutto immerso in una folta vegetazione fatta soprattutto di ulivi.

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Resti dell’antico Castello della FavaPosada
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Torre del Castello della FavaPosada

L’antico castello era stato eretto nel XII secolo dai giudici di Gallura al centro del loro regno; durante il XV-XVIII secolo sotto il dominio dei feudatari fu fortificato e dotato di pezzi d’artiglieria per resistere agli assalti dei Saraceni. Dall’alto della torre – raggiungibile attraverso un’angusta apertura nel soffitto – si può ammirare la vista panoramica sulla costa con il suo mare azzurro.

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Vista panoramica dalla Torre del Castello della Fava

Terminata la nostra passeggiata era giunta l’ora di pranzo; in giro per Posada avevamo adocchiato il cartello pubblicitario di una trattoria che ci ispirava più fiducia rispetto ai ristoranti turistici incontrati per le stradine del borgo.

La “Trattoria da Marco e Caterina”, infatti, era poco fuori dal centro, lungo la strada principale a ridosso della costa. Dall’aspetto molto gradevole, colorato e rustico, è stato davvero piacevole trascorrervi le ore del pranzo; è un luogo molto tranquillo nonostante affacci su una strada abbastanza trafficata.

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Trattoria Da Marco e Caterina – Posada
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I culurgiones

Il menù offre tipicità sarde gustosissime: abbiamo assaggiato come unico antipasto un’insalata di mare con polpo e gamberi, in seguito io ho ordinato i famosi culurgiones come primo piatto (ravioloni ripieni di patate e formaggio conditi con sugo di pomodoro fresco) mentre Fabio non ha resistito agli spaghetti ai frutti di mare. Il nostro intuito si era rivelato vincente, siamo rimasti molto soddisfatti!

Con la pancia piena, eravamo nuovamente pronti a riprendere il nostro giro turistico e a raggiungere la tappa successiva non molto lontana da lì, Orosei. Le temperature erano davvero alte e il sole cocente, ci siamo concessi una bibita fresca in un bar sulla spiaggia dove una leggera brezza ci ha permesso di non perdere i sensi dal caldo (erano pur sempre quasi le 3 del pomeriggio di una giornata di fine luglio!). La passeggiata nel centro di Orosei è stata abbastanza sbrigativa in ogni caso, perché il caldo continuava ad essere tanto e difficile da sopportare. Abbiamo esplorato qualche via del centro storico, tra chiese ed antichi palazzi. L’edificio ecclesiastico che più di altri ha attirato la nostra attenzione è stato quello dedicato a Sant’Antonio Abate; è stato realizzato in pietra vulcanica (ben visibile al suo esterno) intorno al XIV secolo e conserva internamente antiche decorazioni murarie che raccontano la vita di Gesù.

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Chiesa di Sant’Antonio Abate – Orosei
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Dettaglio delle decorazioni parietali della Chiesa di Sant’Antonio – Orosei

Approfittando delle ore di luce, abbiamo deciso di raggiungere in quello stesso pomeriggio Orgosolo, in modo tale da dedicare tutta la giornata successiva a mare e natura. Orgosolo, in provincia di Nuoro, si trova poco oltre 600 m.s.l.m. nella regione della Barbagia. Bisogna addentrarsi tra i colli e le montagne della Sardegna, salire lungo strade tortuose per raggiungere l’antico borgo divenuto famoso per i suoi murales. Una volta giunti nella cittadina e lasciata la macchina, abbiamo trovato davanti a noi, nello stesso spiazzo dei parcheggi, un casottino di legno che funge da punto informativo per chi è interessato alla visita guidata. È possibile munirsi di un’audio-guida con due cuffiette e ascoltare il racconto e la spiegazione dei più importanti murales presenti sulla via principale e in alcune vie interne.

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Murale di Orgosolo
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Frida Kahlo in un murale di Orgosolo

L’idea è azzeccata, vagare senza una guida diventa abbastanza inutile e non permette di apprezzare al meglio i capolavori della street art sarda. Ad oggi esistono più di 200 murales di artisti non solo sardi ma provenienti anche dal resto dell’Italia; ormai fanno parte integrante della città e continuano ad attirare una moltitudine di turisti da tutto il mondo. Tuttavia sussiste un serio problema di inquinamento acustico, che disturba non poco la visita, dovuto al passaggio incessante di automobili lungo la strada principale: non solo molto spesso senti poco o nulla di ciò che l’audio-guida dice ma rischi addirittura di essere investito dalle auto in corsa. La strada è altamente trafficata, stretta, a tratti tortuosa e senza marciapiedi; capite bene che durante la passeggiata era impossibile riuscire a concentrarsi esclusivamente sui murales!

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Uno dei murales di Orgosolo

Ci era già stato spiegato al punto informativo che purtroppo per questo anno l’amministrazione comunale aveva deciso di non rendere pedonale la via e questa si è rivelata, evidentemente, una pessima scelta in vista della stagione turistica! Non eravamo pochi noi visitatori curiosi e catturati da quel paese-museo sui generis ed è stato davvero un peccato non riuscire ad apprezzare completamente l’esperienza! Inconveniente a parte, i murales di Orgosolo meritano senz’altro una capatina nel borgo se vi trovate nei paraggi.

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Murales di Orgosolo

Raccontano di eventi relativi alla Sardegna, all’Italia e al mondo intero e storie di personaggi locali e non; affrontano tematiche legate all’arte ed alla musica, alla politica ed alle questioni sociali più o meno conosciute, del passato e attuali. I primi murales risalgono al 1969 e furono strumento di protesta in un periodo di particolare fermento sociale; ancora oggi gli edifici di Orgosolo si prestano a diventare tela per artisti che vogliono comunicare il loro personale messaggio al mondo.

Emozionati ma alquanto perplessi ed un po’ arrabbiati per l’esperienza generale, ci siamo incamminati verso l’auto e abbiamo raggiunto l’albergo di Oliena, poco distante da Orgosolo. Il ragazzo che gestisce il B&B è stato molto disponibile sia nel suggerirci dove poter cenare quella sera sia dandoci le indicazioni base per il tour costiero della giornata successiva.

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Ristorante Su GologoneOliena

Per la cena abbiamo scelto l’hotel “Su Gologone”, un posto molto particolare il cui ristorante, a suo dire, meritava la visita, e noi ci siamo trovati d’accordo con lui. La struttura è davvero bella, restaurata ed arredata con gusto; arricchita di opere d’arte e suppellettili che rendono l’atmosfera ancora più suggestiva, un misto tra mondo contemporaneo e design tradizionale.

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Ristorante Su GologoneOliena

Tra le sale interne si trova un enorme caminetto utilizzato per la cottura del maialetto, chiunque può avvicinarsi e prendere piena consapevolezza dell’antica tradizione culinaria sarda.Il menù è prettamente di terra: dopo carne e formaggi tipici, pane carasau e ottimo vino rosso, abbiamo concluso il nostro pasto con una deliziosa seadas (dolce tipico dalla forma di grande raviolo, fatto con farina di semola e farcito con formaggio semi-fresco e poi fritto. Infine viene ripassato nel miele oppure ricoperto di zucchero).

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Seadas al miele

Il tutto è stato superlativo! A fine serata ci siamo concessi qualche minuto di relax nel salottino esterno appena prima dell’ingresso alla struttura, allestito tra alberi e luci soffuse, con delle panche bianche in pietra rese più confortevoli da morbidi cuscini dal colore del mare.

To be continued…


Questo articolo è stato scritto da Marilina

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